CNR LOGOConsiglio Nazionale delle Ricerche LOGO PFIProgetto Finalizzato Invecchiamento

Sintesi degli obiettivi e dei principali risultati conseguiti Pagina iniziale


Introduzione

La transizione demografica da alta a bassa fertilità e il conseguente invecchiamento della popolazione hanno caratterizzato i paesi industrializzati nell' ultimo secolo e sono fenomeni ormai ben accertati e risaputi. Meno citato e meno conosciuto è l'aumento dei "vecchi più vecchi", che dal 1950 si sono quadruplicati e che nel 2025 costituiranno un sesto di tutta la popolazione oltre i 65 anni. Particolarmente rilevante è il fatto che, in qualsiasi parte del mondo, il gruppo degli ultraottantenni sta aumentando due volte più rapidamente del gruppo dei 65 anni e oltre. Anche in Italia il gruppo dei "vecchi più vecchi" rappresenta il maggior fruitore del Servizio Sanitario Nazionale: pur costituendo il 3-4% della popolazione italiana sono responsabili di oltre del totale della spesa sanitaria. Gli anziani in toto costituiscono comunque l'80% della totalità dei soggetti con deficit funzionali e non autosufficienti. Non è tanto la singola patologia che porta l'anziano alla mancanza di autosufficienza, e quindi all'aumentata richiesta assistenziale, ma è la disabilità che risulta perlopiù dalla comorbidità e dall'influenza di fattori socio-economici, quali la povertà, l'isolamento, il cambiamento di ruolo sociale dopo il pensionamento. L'aumento della speranza di vita è un fenomeno universale e la quantificazione dei periodi di vita che verranno trascorsi con disabilita' e necessità di assistenza sono gli indicatori più significativi che i politici sanitari dovrebbero utilizzare per la pianificazione dei servizi assistenziali.

Il PF Invecchiamento è uno strumento potente e indispensabile per migliorare la qualità dell'assistenza in quanto è in grado di:

Il Progetto Finalizzato Invecchiamento è stato approvato con delibera del CIPE in data 2 giugno 1989 ed ha iniziato l'attività di ricerca il 1 gennaio 1991 per la durata di 5 anni.

Verranno riportati di seguito i risultati finora raggiunti e particolarmente significativi per ciascun sottoprogetto.

Il Progetto Finalizzato è articolato nei 5 sottoprogetti seguenti:

  1. Gerontobiologia
  2. Studio epidemiologico longitudinale
  3. Invecchiamento e malattie endocrino-metaboliche: meccanismi patogenetici
  4. Invecchiamento dei sistemi sensoriali e dei processi cognitivi
  5. Invecchiamento della popolazione: qualità della vita ed autosufficienza
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SOTTOPROGETTO 1:
GERONTOBIOLOGIA

Obiettivi

Il Sottoprogetto si è sviluppato secondo obiettivi puntuali che hanno affrontato i problemi connessi ai meccanismi dell'invecchiamento a diversi livelli di complessità e di integrazione, nonchè l'identificazione e caratterizzazione di molecole che possono rallentare e/o controllare l'invecchiamento. E' largamente interdisciplinare ed ha avuto l'apporto di gruppi di ricerca con competenze e metodologie sperimentali diverse nell'ambito della biologia molecolare, biologia cellulare e fattori di crescita.

Risultati

Nel 1995 il programma è stato soprattutto rivolto alla realizzazione di avanzamenti sostanziali per le U.O. che non avevano ancora concretizzato gli obiettivi prefissati e al mantenimento dello standard qualitativo per le U.O. che avevano già maturato risultati pertinenti alle finalità del P.F. Uno dei compiti del progetto, e di SP1 in particolare, è di pilotare le competenze di qualificati gruppi di ricerca nazionali verso l'ottenimento di "oggetti" e "prodotti" che possano trovare un collocamento realistico nel quadro della comprensione e del trattamento dei fenomeni collegati all'invecchiamento.

1. Meccanismi molecolari dell'invecchiamento

Questo settore si è occupato in maniera predominante dagli studi sullo stress ossidativo come meccanismo primario, o comunque più accessibile alla ricerca su modelli molecolari, dell'invecchiamento. In particolare, si segnalano le ricerche su markers proteici o enzimatici di invecchiamento cellulare in vivo, quali l'aldoso reduttasi S-tiolata, la ceruloplasmina, enzimi e complessi mitocondriali. L'interazione tra glicazione e ossidazione delle proteine sarà un argomento da approfondire, in vista della sua importanza per i fenomeni di invecchiamento nel diabete.

Per quanto riguarda i meccanismi di regolazione genica sono stati investigati i fattori regolativi dell'espressione del fenotipo dopaminergico e colinergica durante lo sviluppo, l'invecchiamento e le malattie degenerative del sistema nervoso centrale. Di particolare rilievo sono i risultati a riguardo dell'alterazione dell'espressione di geni a causa di danno ossidativo e della concentrazione intracellulare di specie reattive dell'ossigeno mediante tecniche citofluorimetriche che utilizzano come sonda il diacetato di 2',7' diclorofluoresceina. Le interazioni cellula-matrice sono state oggetto di studi mediante modelli di topi transgenici per la mutazione del gene dell'elastina.

2. Invecchiamento della cellula

In questo settore sono molto rilevanti le ricerche sulle fibre muscolari scheletriche e sulle cellule gliali in coltura. Per quanto riguarda il primo gruppo di progetti è stata studiata l'espressione dei geni regolatori miogenici, soprattutto quelli codificanti per fattori di tipo strutturale elica-ansa elica, e di quelli inibitori come il gene Id. Si è proseguito lo studio delle alterazioni riguardanti gli aspetti bioenergici, i canali per il potassio e le isoforme specifiche di proteine muscolari durante i primi stadi dello sviluppo e dell'invecchiamento. Nel secondo campo di attività si è studiata la regolazione dell'espressione del fattore di crescita derivato dalle piastrine che promuove la crescita di progenitori oligodendrogliali. La regolazione dell'attivazione astrogliale e microgliale è stata oggetto di attenzione anche perché nell'Alzheimer neurofisiologico, devono essere approfondite le indagini sulle modificazioni regressive delle fibre rampicanti in diversi ceppi di topi mutanti caratterizzati dalla degenerazione delle cellule di Purkinje.

Nell'area riguardante altri sistemi cellulari sono stati caratterizzati gli effetti di peptidi calcio-modulatori su cellule cardiache espiantate dal cuore di ratti normotesi ed ipertesi di differenti età e sono state studiate le modificazioni dei proteoglicani in colture senescenti di fibroblasti cutanei umani. Ulteriori studi sono stati diretti ad approfondire il ruolo della membrana eritrocitaria come marcatore di invecchiamento del globulo rosso.

3. Sistema Neuroendocrino

Si è valutato se oggetti affetti da malattia di Parkinson e di Alzheimer ripristinano la risposta dell'ormone della crescita all'ormone di rilascio nel caso che il GHRH venga somministrato durante un'infusione di arginina. Si sono approfonditi gli studi sulla variazione dei recettori per l'EGF con l'età, prendendo anche in considerazione il parametro sesso. La prevalenza degli anticorpi antitiroide sulla senescenza è stata ulteriormente studiata e sono stati sviluppati nuovi e più sensibili metodi di dosaggio degli stessi, con particolare riferimento agli anticorpi anti-recettori del TSH. Molto atteso è il proseguimento degli studi sugli effetti a lungo termine dell'iniezione di B-peptidi dell'amiloide sul nucleo basale di ratti adulti, seguiti mediante rilevamento della liberazione di acetilcolina in vivo con la tecnica della microdialisi e correlati alle alterazioni dei processi cognitivi valutati con il riconoscimento degli oggetti. Di rilievo è il programma di accertamento della risposta dell'anziano, valutata su sezioni di cervello animale, riguardante l'attivazione del fattore NF-kappa-B. Sono state sviluppate metodiche di legame radiorecettoriale e metodiche immunoistochimiche per evidenziare in ratti senescenti alterazioni nell'espressione recettoriale e funzionale D-2a, D-2b, D-3, D-4 legate alla fisiopatologia dei disturbi cognitivi.

4. Sistema Immunitario

Questo settore ha già dato importanti contributi soprattutto con lo studio dei parametri funzionali in gruppi di centenari. Sono stati sviluppati protocolli terapeutici adatti a ripristinare i parametri immunitari compromessi, soprattutto quelli basati sull'impiego di IL-2 a basso dosaggio. Per quanto riguarda gli studi di meccanismo, molto importanti sono quelli riguardanti geni potenzialmente candidati per la longevità (es. aplotipi HLA e geni per il TNF-). E' stato inoltre studiato il meccanismo dell'IGF-1 e del GH a livello timico durante lo sviluppo del topo ed il ruolo del zinco in tali interazioni. Gli studi sul ruolo delle integrine nell'adesione dei timociti e della fibronectina durante la proliferazione e il differenziamento delle stesse cellule hanno avuto ulteriore impulso.

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SOTTOPROGETTO 2:
STUDIO EPIDEMIOLOGICO LONGITUDINALE

Obiettivi

L'obiettivo del sottoprogetto è quello di valutare la prevalenza e l'incidenza delle modificazioni fisiologiche e di quelle patologiche tipiche dell'invecchiamento a carico dei sistemi nervoso, endocrino-metabolico e dell'apparato cardiovascolare e di valutare le associazioni con fattori di rischio già riconosciuti e/o ancora ipotizzati per tali patologie.

Risultati

Le attività dello studio ILSA (Studio epidemiologico longitudinale) sono proseguiti per tutto il 1995 con la raccolta dei dati di incidenza. Come è regola negli studi longitudinali, sia il campione in studio che la metodologia di raccolti dati devono rimanere invariati rispetto al primo contatto per lo studio di prevalenza (dal 1 Marzo 1992 al 16 Luglio 1993). Il campione di 5632 soggetti, che era stato selezionato random dalle liste anagrafiche degli 8 centri partecipanti (Bari, Catania, Fermo, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Padova), è stato nuovamente contattato. Tutti i sopravvissuti sono stati (e saranno anche nel 1996) sottoposti al questionario di screening per identificare i possibili casi di malattia, e alle prove funzionali. Coloro che risulteranno positivi allo screening passeranno alla seconda fase di accertamento clinico per l'identificazione di nuovi casi delle malattie in studio (cardiopatia ischemica, ipertensione arteriosa, arteriopatia obliterante degli arti inferiori, scompenso cardiaco, cardioaritmie, diabete mellito, distiroidismi, demenze, parkinsonismi, polineuropatie periferiche e ictus cerebrale). Questi nuovi casi rappresentano i casi incidenti. Grazie all'ottima rappresentatività del campione è dunque possibile ricavare i tassi di incidenza per i più importanti quadri patologici dell'anziano in Italia. Poiché durante lo studio di prevalenza erano state valutate anche le esposizioni ad un ampio numero di fattori di rischio, sarà anche possibile ricavare misure quali il rischio relativo e il rischio attribuibile per tali fattori. Oltre all'importanza scientifica di questi dati, i primi e gli unici in Italia, va segnalata anche l'importanza per la salute pubblica. L'identificazione di fattori di rischio dovrebbe promuovere programmi di prevenzione che potrebbero ridurre significativamente l'incidenza di malattie e quindi di disabilità nella popolazione italiana, con conseguente miglioramento della qualità di vita e riduzione della spesa sanitaria. E' possibile inoltre calcolare indici già utilizzati in molti altri paesi:

Questi sono gli indicatori che i politici sanitari dovranno utilizzare per la pianificazione dei servizi assistenziali. Non è tanto la singola patologia che porta l'anziano alla perdita di autosufficienza e quindi alla aumentata richiesta assistenziale, quanto la presenza di più patologie concomitanti e l'influenza di fattori socio-economici.

Nel 1995 le Unità Operative dell'SP2 hanno svolto una ricca ed articolata attività di ricerca che vengono di seguito brevemente riassunte.

Sono stati estratti gli ECG nella norma per valutare i parametri elettrocardiografici per fasce di età e sesso e per ottenere dati di riferimento nella popolazione anziana in Italia. Si è effettuato lo studio per l'analisi seriale dei dati ECG, con attenzione particolare alla relazione di questi ultimi con i dati clinici.

Sono state valutate le modificazioni legate all'età del quadro emoreologico, i sistemi antiossidanti eritrocitari, e alcuni fattori della coagulazione durante il follow-up di pazienti reclutati dal centro San Raffaele.

Sono stati approfonditi studi su modelli sperimentali costituiti da cellule mesangiali tendenti alla glomerulosclerosi le basi fisiologiche dell'effetto benefico della somministrazione di glucosaminoglicani sulla senescenza renale, e sono stati verificati gli assunti preliminari dell'anno precedente mediante ecodoppler della circolazione renale sui soggetti già studiati. Al termine è stata effettuata una valutazione statistica comprensiva anche dei fattori di rischio cardiovascolari e delle indagini bioumorali eseguite. Con la disponibilità dei dati del follow-up, gli autori hanno iniziato ad elaborare uno schema prognostico adeguato delle nefropatie maggiori dell'anziano e ad analizzare la relazione esistente tra alterazione della funzione renale e l'esposizione a fattori di rischio cardiovascolari, farmacologici e patologici associati.

Sono stati approfonditi gli studi sulle polineuropatie e l'invecchiamento cerebrale.

Il primo punto ha studiato l'identificazione di marcatori biologici per la diagnosi preclinica delle neuropatie periferiche su coorti rappresentative della popolazione anziana. Nei soggetti affetti da neuropatia si è studiato il grado di ribosilazione delle proteine regolatrici recettoriali G (Gs, Gi, Go) nelle piastrine. Studi preliminari hanno infatti dimostrato una ridotta ribosilabilità a livello del nervo di ratti in cui è stato indotto sperimentalmente il diabete e, nell'uomo, una riduzione delle piastrine di soggetti anziani e diabetici neuropatici, con una riduzione qualitativamente simile, ma qualitativamente molto più marcata in questi ultimi. E stata valutata, sui globuli rossi degli stessi pazienti, l'attività dell'enzima ATPasi Na/K dipendente, che si è recentemente dimostrato essere ridotta a livello del nervo di soggetti anziani e, più marcatamente, di pazienti con neuropatia diabetica.

Alla luce di recenti osservazioni, secondo le quali l'acetil carnitina è ridotta nel nervo periferico di ratti con neuropatia da diabete sperimentale, si è infine dosata la quantità di carnitina totale, libera ed acetilata nel nervo di soggetti anziani sottoposti ad amputazione per patologie vascolari periferiche. i dati sono confrontati con quelli di soggetti normali di controllo.

Una seconda linea di ricerca nell'ambito della patologia del S.N.P. ha affrontato uno studio sul valore predittivo degli autoanticorpi contro antigeni del tessuto nervoso periferico, in particolare anti-MAG, anti-Glicolipidi, anti-GM1, antineurofilamenti ed anti-antigene HU neuronale, per la comparsa di polineuropatia. Anche in questo caso sono stati selezionati dallo studio epidemiologico longitudinale i pazienti con segni e/o sintomi di sofferenza neuroperiferica, che verranno sottoposti ad un successivo approfondimento diagnostico neurologico secondo un protocollo ad hoc. Un ulteriore obiettivo è di chiarire la presenza di simili anticorpi in diverse patologie, mediante la valutazione di fini specificità anticorpale nei pazienti con alti titoli e di ricercare eventuali patterns specifici di reattività contro diversi antigeni tissutali in vitro. In particolare si è studiata la reattività del siero dei pazienti con MND e neuropatia motoria multifocale contro la corteccia motoria, le corna anteriori del midollo e nervo periferico.

Inoltre nella GBS si è studiata la possibile relazione tra l'insorgenza di tale sindrome ed eventuale esposizione ad antigeni (esogeni, batterici e non) prima dell'esordio della patologia mediante la ricerca di cross-reattività.

Nell'ambito della linea di ricerca relativa allo studio di markers biologici preclinici del decadimento cerebrale patologico, si è ritenuto opportuno definire alcuni aspetti di biologia molecolare e della funzione mitocondriale utilizzando come modello sperimentale colture cellulari ottenute da biopsie molecolari e cutanee di soggetti ultracentenari non affetti da alcuna patologia degenerativa e/o vascolare del S.N.C.

Studi sono stati rivolti all'analisi, mediante elettroforesi bidimensionale delle cinetiche di fosforilazione di proteine di membrana e citoplasmatiche (substrati per la proteina chinasi C altre chinasi), durante il trattamento delle colture NOAC e NOAC+IGF con glutammato e/o altri agenti neurotossici capaci di interferire con l'omeostasi del calcio. L'azione delle chinasi e delle fosfatasi è stata valutata utilizzando sia attivatori che inibitori specifici. I modelli sperimentali sono costituiti da colture primarie di granuli cerebellari di ratto differenziati in presenza di 10%& FCS, NOAC, NOAC + IGF-1 e da colture pure di neuroni cerebellari GABA immunopositivi. La ricerca. si propone inoltre l'identificazione di un fattore sensibilizzante indotto dall'IGF-1 in granuli cerebellari e la costruzione di una libreria di cDNA da neuroni in corso di morte programmata e in condizioni di prevenzione di tale evento da parte dell'IGF-1.

Considerando il ruolo dell'alluminio nel morbo di Alzheimer sono proseguiti gli studi di microanalisi e di microlocalizzazione dell'elemento in cellule gliali e neuroni GABAergici utilizzando le tecniche spettromicroscopia da fotoemissione in luce di sincrotrone.

Ricerche sono state indirizzate a caratterizzare il ruolo biologico del nerve growth factor (NGF) in neuroni colinergici del prosencefalo basale, utilizzando modelli animali di ablazione corticoippocampale e alterazioni strutturali e biochimiche dei neuroni piramidali dell'ippocampo correlati all'etilismo. Studi sull'artrite reumatoide sono diretti alla identificazione di mediatori biologici che regolano i livelli di NGF nel liquido sinoviale e in sottopopolazioni di linfociti.

Sono stati studiati i farmaci antidepressivi, neurolettici, antiaritmici, antivirali per valutare la loro azione sul metabolismo mitocondriale in vivo ed in vitro. Lo studio è la continuazione di linee di ricerca volte ad individuare la presenza dei sintomi minori negli eterozigoti per malattie neurogenetiche dismetaboliche; livelli di vitamina E plasmatica durante lo sviluppo; effetti collaterali dei farmaci: caratteristiche di crescita e metaboliche in coltura di fibroblasti provenienti da soggetti di diversa età.

Si è verificato se la standardizzazione dei criteri diagnostici adottati nell'ambito del presente progetto per la diagnosi di demenza abbia garantito una uniformità di diagnosi e la conseguente capacità di stretta correlazione clinico-patologica.I casi studiati rappresenteranno la fonte di materiale per l'approfondimento di ipotesi patogenetiche nella malattia di Alzheimer: in particolare, indagare il rapporto tra depositi di amiloide e presenza di macrofagi e il ruolo di questi elementi cellulari e delle citochine nella formazione delle placche senili con la messa a punto tecniche di colture cellulari di neuroni ippocampali e di neurocorteccia di ratto al fine di studiare la tossicità dei peptidi sintetici di Beta-amiloide. le modificazioni indotte dal peptide amiloideo saranno caratterizzate mediante studio istologico ed immunocistochimico con anticorpi diretti contro TAU, NF e Beta-amiloide etc.

Utilizzando protocolli sperimentali di studio longitudinale sviluppati per il P.F. Invecchiamento, si è messo a punto il protocollo che prevede l'iniezione in bolo con acqua marcata nei pazienti. E' in fase di svolgimento lo sviluppo ed implementazione di algoritmi per la simulazione matematica del modello metabolico del tracciante e per la valutazione di errori di tipo sperimentale. E' in fase di studio un protocollo che tenga in considerazione le condizioni del paziente, la dose iniettata, la campionatura e il tipo di acquisizione. Il protocollo di flusso dovrebbe consentire l'integrazione dello studio dei correlati di metabolismo cerebrale derivati dal protocollo FDG con studi dei pattern di flusso ematico in diverse condizioni di stimolazione cognitiva.

Si è valutato il ruolo di possibili indicatori prognostici (funzioni cognitive e riserva di perfusione valutata con SPECT test dell'acetazolamide) in una popolazione di 40 pazienti affetti da ischemia cerebrale e di anziani seguiti per 12 mesi e la correlazione del disturbo cognitivo in una coorte di pazienti affetti da pregressa ischemia cerebrale, mediante una batteria standardizzata di test neuropsicologici con il tipo clinico e i dati angiografici presenti all'esordio e con l'evoluzione ATS vista con indagini non invasive durante il follow-up ed il controllo del follow-up dei pazienti con FA e ictus cerebrale e pazienti con ictus senza fibrillazione atriale con l'obiettivo di evidenziare i fattori responsabili della alta mortalità e disabilità associata alla condizione di fibrillazione atriale.

Sono stati valutati i dati istologici ed ultrastrutturali di valvole cardiache patologiche rimosse chirurgicamente, di espianti protesici rimossi per disfunzioni, di biopsie endomiocardiche di pazienti affetti da cardiomiopatie.

Sono stati seguiti due gruppi di donne uno sedentario e l'altro di praticanti attività sportiva a livello agonistico che si sono sottoposte volontariamente ad una serie di test in laboratorio per verificare se le variazioni cliniche dei livelli ematici degli ormoni ovarici possono influenzare l'utilizzazione dei substrati durante esercizi sottomassimali di breve durata a carico costante e le risposte cardiovascolari, metaboliche e ventilatorie durante un esercizio incrementale protratto fino ad esaurimento. I risultati sono confrontati con analoghi dati ottenuti su un gruppo di donne in età postmenopausa esaminate con lo stesso protocollo ed agli stessi carichi relativi.

Si è cercato di identificare i meccanismi di regolazione delle monoaminossidasi (MAO) da parte di steroidi nel ratto. in vitro, in cellule neuronali e gliali ed in vivo. Lo studio, ove possibile, verrà applicato all'uomo al fine di valutare l'interferenza esercitata dall'associazione di farmaci utilizzati nella polifarmacologia del paziente Parkinsoniano con la farmacocinetica degli inibitori della decarbossilasi. Sono state eseguite valutazioni del livello del cGMP extracellulare al fine di ottenere informazioni sull'attività dei recettori glutamergici.

E' stata eseguita l'analisi longitudinale della farmacodinamica della levodopa in rapporto alla sintomatologia clinica in pazienti affetti da sindromi extrapiramidali di diversa natura, allo scopo di meglio definire la diagnosi e la prognosi di tali affezioni. I risultati dell'esame podografico, rivelatosi insensibile alla somministrazione di levodopa, serviranno a valutare approcci terapeutici di tipo diverso rispetto alla farmacoterapia, e.g. il trattamento fisioterapico.

Ricerche sono state condotte al fine di definire le caratteristiche cliniche e prognostiche dei disturbi primari dell'umore nell'anziano in relazione ai sottotipi diagnostici ed ai parametri biochimici; le caratteristiche dei recettori nel cervello umano e la valutazione dei loro sistemi di trasduzione; l'analisi comparativa dell'espressione di recettori in linfociti di pazienti con disturbi dell'umore di diverse età..

Sono stati correlati parametri Q-EEG con dati clinici, neuropsicologici e di neuroimaging MRI al fine di definire il contributo di tale metodica elettrofisiologica all'inquadramento diagnostico (con eventuale individuazione di sottogruppi) ed alla valutazione prognostica delle demenze, in particolare delle forme vascolari e di quelle degenerative primarie.

E' stata validata la scheda di VGM in campione di 60 pazienti, di età superiore ai 65 anni, affetti da neoplasia;sono stati inclusi nello studio 500 pazienti oncologici di età superiore ai 65 anni. La scheda viene somministrata all'inizio del trattamento chemioterapico o subito dopo l'intervento chirurgico, a tre mesi e al termine del trattamento e ogni 3 - 6 mesi durante il follow-up. Un punteggio viene assegnato ad ogni paziente la termine della somministrazione della VGM. I punteggi ottenuti dai vari pazienti e dallo stesso paziente in momenti diversi vengono analizzati con test non parametrici. Lo studio potrà essere completato in due anni.

E' proseguita una seconda fase longitudinale in cui i dati di incidenza daranno importanti indicazioni sui fattori di rischio riguardanti morbidità, mortalità e perdita dell'autosufficienza, ed una terza fase di rilevamento dei dati di incidenza e un campionamento per studi longitudinali secondo i disegni sperimentali per coorti e coorti sequenziali.

E' proseguita la ricerca neuropsicologica-clinico-strumentale per valutare la progressione annuale del deterioramento cognitivo e correlare profili cognitivi e quadri morfofunzionali. Sono inoltre stati stabiliti, attraverso esami strumentali, eventuali associazioni tra aspetti genotipici e peculiarità fenotipiche. Lo studio multicentrico dell'incidenza della demenza nelle popolazioni di età >65 anni ha reclutato 2442 soggetti a Pavia e 2602 a Cosenza. Dopo aver svolto lo studio della prevalenza della demenza in questi territori, lo studio ha valutato i parametri biologici rilevati nella fase di screening, il completamento dello screening longitudinale, la conferma delle diagnosi di demenza secondo i criteri riconosciuti, lo studio dei fattori di rischio e dei disturbi cognitivi in considerazione delle diagnosi differenziate dell'anziano.

45 soggetti sani anziani (65 - 75 anni)sono stati sottoposti a monitoraggio della pressione arteriosa che sarà correlata a variabili comportamentali individuali e variabili termiche ambientali esterne. L'obiettivo è quello di verificare quanto la temperatura esterna sia in grado di influenzare la pressione arteriosa e la viscosità ematica.

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SOTTOPROGETTO 3:
INVECCHIAMENTO E MALATTIE ENDOCRINO-METABOLICHE:
MECCANISMI PATOGENETICI

Obiettivi

Il sottoprogetto ha come obiettivo lo studio dei meccanismi patogenetici che hanno un ruolo determinante nell'invecchiamento del sistema endocrino-metabolico. In particolare sono stati considerati quattro temi che rappresentano le più importanti patologie in ambito endocrino-metabolico dell'età avanzata: il diabete, le dislipidemie, l'osteoporosi, la menopausa e l'andropausa.

Risultati

L'insieme delle Unità Operative del Sottoprogetto 3 ha anche prodotto una considerevole quantità di prodotti trasferibili alla pratica clinica e alla ricerca.

L'insieme degli studi proposti per il 1995 si è articolato in vari campi di ricerca, che vanno dall'epidemiologia classica all'epidemiologia genetica, dagli studi di fisiopatologia agli studi clinici di nuove modalità terapeutiche, dai nuovi modelli in vitro e in vivo agli studi di biologia molecolare. L'allestimento di tecniche innovative, richiesto per risolvere i vari problemi che si ponevano di volta in volta, fornisce una valida base di credibilità per gli studi proposti per il 1995. E' quasi superfluo ricordare che lo sviluppo di queste tecniche, che potranno essere in seguito trasferite ad altri utilizzatori, costituisce forse il patrimonio più importante del Sottoprogetto.

L'insieme delle nozioni acquisite, frammentario per il diverso stato di avanzamento delle varie linee di ricerca e per l'ampio respiro con cui le ricerche sono state impostate, hanno assunto un aspetto pressochè definitivo, di notevole peso scientifico, nel corso del 1995.

Nell'ambito del settore relativo alle alterazioni del metabolismo glucidico: diabete e sue complicanze sono proseguiti gli studi epidemiologici volti a caratterizzare i fattori di rischio per lo sviluppo del diabete nelle popolazioni in età avanzata, la prevalenza e la tipologia del diabete negli anziani, le modalità prevalenti di trattamento, il grado di compenso metabolico, lo stato delle complicanze croniche, la mortalità legata al diabete. Sono proseguiti gli studi di fisiopatologia, in vivo ed in vitro, sull'uomo e su modelli animali: da questi studi ci si attendono progressi nella conoscenza dei mutamenti della secrezione e della sensibilità insulinica, delle interazioni tra insulina e recettore, e delle alterazioni del metabolismo intracellulare dell'insulina legati all'invecchiamento, al diabete e all'obesità; da altri studi ci si attendono progressi nelle conoscenze riguardanti i meccanismi alla base dell'insulino-resistenza e i rapporti tra insulino-resistenza e attività del sistema nervoso simpatico nell'ipertensione arteriosa.

Le conoscenze riguardanti lo sviluppo delle complicanze croniche si sono arricchiti di dati riguardanti i processi di glicazione delle strutture proteiche in vivo ed in vitro e gli effetti tossici del glucosio sul sistema endoteliale e sulle varie fasi della coagulazione. Altri studi in vitro e in vivo hanno fornito informazioni sugli aspetti istologici e funzionali del rene nel diabete, e sull'effetto di diversi trattamenti anti-ipertensivi sulla conservazione della funzionalità renale, mentre studi di coorti hanno permesso di valutare in maniera prospettica lo sviluppo della neuropatia, della nefropatia e della retinopatia diabetica.

Nel settore relativo alle ricerche sul metabolismo lipidico e aterogenesi, lo studio delle frazioni lipoproteiche in soggetti affetti da iperlipemie di diversa natura ha fornito informazioni utili sull'espressione fenotipica e genotipica delle singole apolipoproteine. A questo riguardo, di particolare interesse, appaiono gli studi di epidemiologia genetica in famiglia e in casi sporadici, e gli studi sulla caratterizzazione e sul metabolismo delle lipoproteine nell'invecchiamento fisiologico e nelle demenze senili e vascolari. I modelli animali proposti permettono di avere dati sul metabolismo e sintesi epatica dei lipidi e delle lipoproteine, mentre in sistemi cellulari si sono approfonditi gli studi sulla proliferazione endoteliale in risposta a fattori di crescita, e sulle variazioni del recettore per le LDL e sulla sintesi di APO E. Di particolare interesse appare l'ulteriore potenziamento della Lipid Clinic di Padova per condurre studi di caratterizzazione genotipica e fenotipica delle iperlipemie e studi a vasto raggio sull'efficacia della LDL aferesi, oltre ad estendere il reclutamento degli ultracentenari. Infine altri studi forniscono informazioni sull'efficacia di interventi dietetici e farmacologici nell'ipercolesterolemia e nella prevenzione della progressione della placca aterosclerotica.

Nel settore relativo al metabolismo minerale ed osteoporosi, gli studi incentrati sui fenomeni di rimaneggiamento osseo, che si avvalgono di osso e di sistemi cellulari provenienti da donatori di età differenti nonchè di modelli animali, permettono di caratterizzare la funzionalità dei precursori osteoclastici e di osteoclasti e osteoblasti maturi in corso di invecchiamento e di malattie metaboliche dell'osso, le interazioni tra osteoclasti e osteoblasti, gli effetti di vari farmaci sulle interazioni tra cellule ossee e matrice. Altrettanto promettenti appaiono gli studi di tipo clinico, come quelli sull'epidemiologia della densità ossea e delle fratture ossee in diverse aree geografiche in rapporto all'età, e quelli fisiopatologici volti a valutare le secrezioni endocrine (PTH, IGF-I) e gli effetti delle diverse diete (contenuto di fibre in particolare) sul trasporto intestinale del calcio, nonchè gli studi di tipo metodologico atti a determinare il valore diagnostico delle varie metodiche di misurazione della massa ossea (DEXA, ultrasonografia) e degli indici metabolici del turnover osseo.

Infine nel settore delle ricerche sulla senescenza riproduttiva e sessuale gli studi condotti possono essere in grado di fornire indicazioni sui meccanismi neuroendocrini coinvolti nella ridotta secrezione ipofisaria (GH e gonadotropine) tipica dell'età senile. Altri studi hanno valutato le attività enzimatiche ed espressione dei fattori di crescita (EGF, TGFalfa), così come l'attività dei recettori per gli androgeni e per differenti fattori di crescita nel tessuto neoplastico ed iperplastico, fornendo così nuove ipotesi patogenetiche per lo sviluppo delle neoplasie e della iperplasia prostatiche. In ratti di età avanzata sono stati ulteriormente valutati i fenomeni degenerativi dell'ipotalamo e il possibile effetto di farmaci anti-MAO sulle cellule gliali, e gli effetti comportamentali dell'ACTH e dell'ossitocina. Altri studi che hanno affrontato aspetti di etiopatogenesi e di terapia delle distrofie vulvari, e in particolare la secrezione ovarica post-menopausale e l'espressione di vari fattori di crescita (EGF, FGF) e la loro azione sul tessuto vulvare, forniscono informazioni sul valore terapeutico delle terapie sostitutive con estrogeni e progesterone. Un ultimo studio ha messo a confronto l'efficacia di diverse modalità di terapia sostitutiva endocrina in età perimenopausale, prendendo in considerazione sintomi clinici (frequenza dei sintomi menopausali, irregolarità mestruali, compliance alla terapia), lo stato dell'endometrio, il metabolismo lipidico e la densità ossea.

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SOTTOPROGETTO 4:
INVECCHIAMENTO DEI SISTEMI SENSORIALI E DEI PROCESSI COGNITIVI

Obiettivi

Il sottoprogetto ha affrontato tre settori: funzione visiva, uditiva e vestibolare e processi cognitivi e loro correlati neurofisiologici. Il primo ha come obiettivo la quantificazione del decadimento della funzione visiva nell'età senile. Il secondo la messa a punto di strategie diagnostiche e delle apparecchiature in grado di valutare le ipoacusie dell'età avanzata, il terzo mira alla messa a punto di strumenti di indagine nuropsicologica e neurofisiologica utilizzabili su soggetti anziani ed alla individuazione delle funzioni cognitive più frequentemente e gravemente compromesse.

Risultati

Sono stati ottenuti risultati molto lusinghieri, i quali promettono di tradursi, a breve, in termini pratici in un significativo miglioramento della qualità di vita della popolazione anziana. Ciò è vero non solo per quel che riguarda la vista e l'udito ma anche per ciò che concerne le funzioni cognitive. Se da un lato, infatti, sono state perfezionate metodiche chirurgiche e parachirurgiche molto efficaci contro alcune delle cause principali dell'ipovisione senile e si stanno sperimentando le tecniche di impianto cocleare per la correzione della presbiacusia, dall'altro si sono messe a punto delle metodiche diagnostiche (neuropsicologiche e strumentali) innovative, finalizzate alla chiarificazione dei limiti della patologia cognitiva dell'anziano. Particolarmente interessanti sono, inoltre, i risultati finora ottenuti nel tentativo di conoscere le basi biochimiche che sottendono all'insorgenza della demenza senile.

Nel complesso si è dunque riusciti a concretizzare l'attività di ricerca in un numero cospicuo di acquisizioni scientifiche di notevole interesse.

Per la maggior parte dei casi non si tratta, comunque, di risultati definitivi. La complessità degli argomenti studiati , richiede infatti una lunga e meticolosa sperimentazione, effettuata possibilmente su campioni molto ampi e, quando necessario, con follow-up sufficientemente prolungati.

Ne deriva che la quasi totalità delle Unità Operative del SP4 abbia in programma di continuare gli studi intrapresi, incoraggiati, come detto dall'ottima qualità dei risultati finora ottenuti.

Nel campo di studio della funzione visiva, è previsto il completamento delle ricerche sulla degenerazione maculare senile, sulla chirurgia della cataratta e sulle modificazioni perimetriche dell'anziano. Dopo aver dimostrato l'efficacia dell'Argon verde le ricerche si occuperanno, specificamente, della valutazione della utilità della fotocoagulazione delle membrane neovascolari sottoretiniche con il laser Kripton a luce rossa.

Sono proseguiti gli studi sulla significatività clinica e prognostica dei diversi quadri di degenerazione maculare senile, utilizzando due nuove metodiche di diagnosi strumentale: l'angiografia con il verde di indocianina e l'elaborazione computerizzata delle immagini retinografiche. Entrambe le tecniche si sono dimostrate molto promettenti: la prima consentendo di individuare con più precisione il punto di origine della neovascolarizzazione sottoretinica (cosa molto importante ai fini della terapia laser), la seconda agevolando la diagnosi precoce della malattia.

Per quel che concerne la chirurgia della cataratta si è continuato, oltre che nella valutazione della biocompatibilità dei materiali delle IOL, il trial di sperimentazione sulla facoemulsificazione con incisione autochiudente senza sutura, la quale, per i suoi presupposti teorici dovrebbe garantire un astigmatismo postoperatorio di minima entità.

Gli studi degli indici perimetrici (fluttuazione di bracketing, dissociazione stato cinetica) individuati negli anni precedenti come tipici del paziente anziano con patologia dell'apparato visivo, sono proseguiti al fine di valutarne l'importanza nella diagnosi precoce di alcune malattie molto frequenti nella terza età.

Le Unità Operative che si occupano della funzione uditiva si sono dedicate alla messa a punto di metodi di indagine clinico-strumentali atti a rilevare i segni della involuzione uditiva-fisiologica alla sperimentazione chirurgica dell'impianto cocleare, ed all'approfondimento degli studi sulla istopatologia del ganglio cocleare, mettendone in relazione le eventuali lesioni con le alterazioni audiometriche registrate precedentemente nei pazienti in vita.

Il gruppo di studio del SP4 che si occupa del decadimento delle funzioni cognitive, è quello con il maggior numero di Unità Operative.

Nella prosecuzione delle indagini, molte di queste si sono dedicate all'individuazione dei markers diagnostici specifici della demenza patologica, valutando il significato delle modificazioni senili delle attività bioelettriche cerebrali, del flusso ematico cerebrale valutato con la PERC e la SPECT, e della volumetria delle strutture cerebrali misurate con la RMN.

Particolarmente interessante, anche in relazione alle possibilità terapeutiche che ne possono scaturire, è il campo di ricerca in cui si è impegnato il gruppo di studio, la cui attività è finalizzata alla individuazione delle alterazioni biochimiche associate al decadimento cognitivo . In tale ambito sono state esaminate le correlazioni di alcuni parametri serici (endotelina 1, anticorpi anti-fosfolipidi, lipoproteina a, citochinaIL-1, tumor necrosis factor) con la presenza o meno di deterioramento mentale.

In tema di riabilitazione, è stato messo a punto il training per il miglioramento delle performance mnemoniche del paziente anziano. E' proseguito l'approfondimento delle caratteristiche psicometriche del CAMDEX, di cui saranno testate sia la versione completa che quella abbreviata; l'individuazione dei partner di sviluppo cognitivo normale e patologico; lo studio longitudinale sull'evoluzione della memoria e lo studio sulla regolazione affettiva e sulle modalità di comunicazione delle emozioni.

Quanto su esposto riassume in maniera schematica gli orientamenti scientifici degli studi intrapresi nell'ambito del sottoprogetto, e le loro finalità mirate ad ampliare il bagaglio delle nostre conoscenze sulle cause delle diverse patologie dell'anziano e sulle possibilità terapeutiche e riabilitative offerte dai protocolli di trattamento in corso di valutazione. In molti casi si tratta di obiettivi ambiziosi il cui ottenimento promette di tradursi, anche dal punto di vista pratico, in un considerevole miglioramento delle qualità di vita della popolazione anziana. Essi in parte sono già stati raggiunti con il lavoro degli anni passati, il che testimonia la validità delle metodologie di ricerca seguite suggerendo l'opportunità che essi possano proseguire in maniera da poter ottimizzare al massimo i risultati mettendo a frutto nel miglior modo possibile l'ampia messe di dati finora acquisiti.

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SOTTOPROGETTO 5:
QUALITA' DELLA VITA ED AUTOSUFFICIENZA

Obiettivi

Il sottoprogetto ha come obiettivo fondamentale il mantenimento del miglior livello possibile di qualità della vita. Nell'età avanzata esiste una progressiva riduzione del potere di adattamento, per cui i fattori negativi più vari (sociali, psicologici, ambientali e patologici) contribuiscono, quasi sempre in modo sinergico, ad aumentare il rischio di disabilità e non autosufficienza. Le Unità operative facenti parte del sottoprogetto si sono occupate dei problemi che intercorrono tra invecchiamento, qualità della vita e conservazione dell'autonomia funzionale e delle metodologie di valutazione e di intervento necessarie per affrontare e risolvere al meglio tali problemi.

Risultati

La descrizione delle attività di ricerca seguirà lo schema per aree di ricerca.


a. AREA DEI SERVIZI - ASSISTENZA DOMICILIARE

Gruppo INTERRAI

E' stata predisposta la versione italiana di RAI-HC (Resident Assessment Instrument Home Care) per l'assistenza domiciliare che verrà pubblicata nel 1996 in accordo con la seguente tempistica necessaria per eseguire gli adempimenti dovuti quando si costruisca "ex novo" uno strumento di valutazione multidimensionale:

Revisione Strumento

(80 esperti internazionali)

ottobre 1994 - dicembre 1994
Preparazione Manuali ottobre 1994 - marzo 1995 versione inglese
Traduzione Strumento

e Manuali

gennaio 1995 - aprile 1995 versioni nazionali
Field Testing E Validazione dicembre 1994 - giugno 1995

(Giappone finanziamento governativo)

giugno 1995 - dicembre 1995 (Italia)

Riunioni Stoccolma 16 -21 maggio 1995

USA (lavori di gruppo su nuovi draft) ottobre 1995

Giappone maggio 1996

Pubblicazione Strumento e

Manuali Di Istruzioni

gennaio 1996 - versione italiana definitiva

Gruppo SVAD

Nel corso del 1995 è stata ultimata la validazione della SVAD, sia attraverso l'analisi di un numero maggiore di casi, sia attraverso la valutazione della "validità predittività". Entro il 31-12-95 è stato inoltre completato il follow-up sia dei casi che dei controlli. Nel corso del 1995 si è proceduto alla elaborazione dei dati parziali e nel 1996 verrà effettuata la elaborazione finale con successiva stesura dei vari rapporti scientifici, sulla base dei risultati emersi dall'indagine. E' assai probabile che tali risultati aprano nuovi interrogativi e diano pertanto spunto ad un approfondimento delle ricerche nel settore. Si può fin d'ora prevedere che emergeranno risultati differenti tra i vari Centri partecipanti allo studio, in relazione al diverso modello organizzativo ed alle diverse realtà socio-culturali in cui l'ADI è stata effettuata. Un successivo studio potrebbe pertanto essere programmato, allo scopo di individuare il modello organizzativo ideale idoneo per diverse realtà ambientali rurale, urbana, metropolitana). Si fa inoltre presente che è già stata attivata un'inchiesta sull'ADI nel nostro Paese. Ogni sforzo è stato compiuto ed i risultati di questa indagine sono stati prodotti in occasione del Convegno di Ostuni. E' tuttavia ovvio che si è inteso costituire con questa iniziativa un osservatorio permanente per monitorare una realtà assistenziale in novità ed in continuo rapido divenire.

Gruppo di ricerca Castel S. Giovanni - Torino

Deve essere ultimato il follow-up dei casi reclutati nell'area torinese. Si prevede che l'analisi comparativa dei risultati possa essere completata entro i primi mesi del 1996.

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b. RESIDENZE SANITARIE ASSISTENZIALI

Gruppo VAOR

Presente Utilizzo (Italia) 9 RSA per oltre 1000 residenti in 4 regioni
Attivita' gennaio - maggio 1995 implementazione e software di VAOR 2.0 con integrazione archivio farmaci GIFA in VAOR 2.0
Prospettive Internazionali implementazione VAOR in corso in Danimarca, Svezia, Olanda, Islanda, Germania, Inghilterra, Francia, Svizzera tedesca e francese.

Simposio e partecipazione al 3 Congresso Europeo di Gerontologia agosto 1995.

Immissione dati mondiali VAOR su database dedicato (UMAUP) - Università del Michigan.

Questo tipo di lavoro mira a costruire una banca dati mondiale per comprendere e confrontare nelle diverse nazioni:

I primi risultati di questa rete di ricercatori promossadal SP5 sono pubblicati nella rivista ufficiale della Geriatria inglese, Age and Ageing, nel corso del 1995 con il titolo "Continuing and rehabilitative care for the elderly: A comparison of countries and Settings". L'SP5 è responsabile dei capitoli che confrontano nei diversi paesi il training gerontologico geriatrico del personale di assistenza, i fattori di rischio ed il trattamento dell'incontinenza urinaria, il controllo di qualità dell'assistenza erogata.

Gruppo PROLOGUS

Dopo la fase iniziale di arruolamento, follow-up ed analisi dei dati su anziani istituzionalizzati, si sono delineati i seguenti obiettivi di ricerca:

1. Ruolo delle RSA per la gestione della non-autosufficienza dei pazienti anziani.

L'obiettivo è quello di verificare le modificazioni dell'utenza in una casa di riposo, specialmente in relazione al grado di non-autosufficienza all'ingresso, la definizione del ruolo e dell'adeguatezza della RSA nella gestione della disabilità e dei problemi ad essa correlati.

2. Ruolo del UVG per la definizione prognostica (grading delle patologie).

L'obiettivo è quello di sperimentare la validità di un sistema valutativo appositamente approntato che permetta la definizione quantitativa della gravità delle singole principali patologie croniche di pazienti anziani ricoverati in una UVG. Lo strumento dovrebbe permettere la definizione del ruolo della gravità delle patologie nel carico della comorbidità, di quale peso abbia la comorbidità così definita nel predire la durata della degenza, il grado di disabilità, il rischio di istituzionalizzazione e di morte.

3. Significato delle unità per demenze nelle RSA degli ospedali.

L'obiettivo è di valutare il ruolo di queste Unità di sistema a rete attualmente istituito nella regione Lombardia. In particolare è prevista:

a) la valutazione del ruolo e lo studio del significato clinico-diagnostico, terapeutico e riabilitativo di un centro ospedaliero specifico per pazienti affetti da Malattia di Alzheimer sullo stato di salute dei pazienti e sullo stress dei caregivers. Tale centro, operativo da tre anni nella città di Brescia, opera attraverso servizi territoriali (ambulatori e day-hospital) e dispone di strutture di appoggio a carattere residenziale (divisioni di neurologia, geriatria, istituti di riabilitazione geriatrica) per le fasi diagnostiche, terapeutiche, riabilitative di maggiore complessità;

b) la valutazione del ruolo di specifici moduli assistenziali recentemente istituiti in alcuni RSA (15-20 posti letto) sul livello di cura e del carico assistenziale globale.

Ognuna di queste linee di ricerca ha avuto il suo sviluppo nel 1995, ma il completamento con i risultati finali avverrà entro il 1997.

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c. OSPEDALE

Gruppo GIFA

Sulla base dei risultati ottenutifino al 1994, sono state sviluppate le seguenti linee di ricerca:

- analisi dei fattori influenzanti la durata della degenza;

Dai dati GIFA paragonati con quelli degli ospedali inglesi risulta che gli ospedali italiani risentono in modo minore per la durata della degenza gli effetti delle variazioni d'età. Ciò è documentato da una durata della degenza inferiore di 7.8 giorni negli ospedali inglesi per ricoverati sotto i 75 anni contro gli 1,8 giorni di differenza osservabili nei ricoverati sopra i 75 anni. Il gap ha, verosimilmente, come cause principali fattori interni all'ospedale. Su questa base è stata fatta una ulteriore indagine mirata in tutte le unità operative del GIFA nel maggio-giugno 1995 dopo aver apportato ampliamenti e modifiche al software e manuale d'istruzione originale. L'elaborazione dei dati ottenuti con relativa preparazione del/dei manoscritti avverrà nel 1996.

- studio sulla possibilità di un'applicazione del sistema DRG su anziani ospedalizzati.

La casistica a disposizione permette già questa analisi.

- Approfondimento del dato della riduzione età-dipendente della risposta ai nitrati.

Questa linea è stata suddivisa in due parti. Un aumento della casistica con il nuovo reclutamento del 1995 permette di verificare se esiste un rapporto fra somministrazione di FANS e cefalea da nitrati. Alcuni FANS, infatti, sono in grado di inibire l'attività del nitrossido-sintetasi. La seconda linea è dedicata alla verifica su un numero limitato di soggetti se alla riduzione età dipendente della cefalea corrisponda anche una ridotta risposta vasodilatatrice ai nitrati. Entrambe queste ricerche si prevede siano completate entro il 1996.

- Ulteriore allargamento dello studio a nuovi gruppi di farmaci per stabilire per ognuno di essi se l'età aumenta o riduce il rischio di reazione avverse.

Questo studio potrà essere sufficientemente allargato se si faranno ulteriori ampliamenti della casistica. Si ritiene che sarà indispensabile un tempo di almeno altri cinque anni.

- Nel 1995 si sono completate altre indagini sulla casistica 1993 relativa alla qualità dell'assistenza (congruità delle diagnosi, piaghe da decubito, incontinenza).

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d. SPERIMENTAZIONE DI MODELLI ASSISTENZIALI INNOVATIVI

L'SP5 ha ritenuto necessario sperimentare nuovi modelli assistenziali che suggeriscano soluzioni praticabili agli organismi istituzionali di fronte al mutato panorama dei bisogni. A bisogni e necessità diverse - come è nel nostro paese visti i numeri della demografia - devono infatti corrispondere servizi diversi o quanto meno riorganizzati e razionalizzati. A seguito di tali considerazioni sono ancora in corso tre esperimenti a Rovereto, Vittorio Veneto e Pordenone.

Rovereto

Su invito del Comune di Rovereto e con successivo accordo con la USL, mediante finanziamento parziale della Provincia autonoma di Trento, l'SP5 ha ridisegnato l'organizzazione dei servizi socio-assistenziali per gli anziani secondo una logica di rete di servizi integrati centrati sull'assistenza domiciliare e comprendente: la divisione di Geriatria dell'Ospedale Civile, la Casa di riposo del Comune, l'assistenza domiciliare "sociale" del Comune e quella "infermieristica" della USL, i medici di medicina generale. L'SP5 ha proposto la creazione di questa rete per razionalizzare ed integrare servizi ad oggi separati nelle componenti sociali e sanitarie, ha fornito il modello di riferimento per produrre tale integrazione ed ha formato il personale necessario ad attivare la nuova organizzazione secondo la metodica dell'UVG e della VMD. La rete dei servizi prevede uno specifico punto di ingresso quando un anziano richiede un intervento assistenziale, un coordinatore del caso che lo prende in carico e lo destina ad uno dei servizi dopo un'accurata valutazione multidimensionale, team interdisciplinari che nei diversi servizi lavorano formulando piani di assistenza individualizzati.

Si è proceduto secondo la seguente tempistica:

Riunioni Formali

Elaborazione Del Modello

gennaio - giugno 1993
Formazione Del Personale

2 Coordinatori + 20 Infermieri

+ 3 Assistenti Sociali + 10 Ota

1- 30 giugno 1993
Riunioni Formali

Amministartori, Categorie Professionali

settembre - dicembre 1993
Elaborazione Protocollo Sperimentale

Scheda Pz., End Points, Indicatori Costo/Benef.

gennaio - giugno 1994
Riunioni Formali

Presentazione E Discussione Protocollo

settembre - novembre 1994
Randomizzazione Pazienti dicembre 1994
Sperimentazione gennaio 1995 - gennaio 1996
Prodotti giugno 1996

Gli attuali assistiti dall'assistenza domiciliare di USL e Comune più i nuovi anziani che richiedono assistenza vengono randomizzati in due gruppi: il primo è seguito in modo tradizionale senza integrazione e coordinazione dei servizi, il secondo è seguito dalla rete suddescritta. Si sono arruolati circa 300 anziani e dopo un anno si potrà calcolare il costo/beneficio dell'intervento della rete rispetto all'assistenza tradizionale.

Vittorio Veneto

L'SP5 ha implementato il nuovo modello assistenziale a rete di servizi integrati con entrata unica e coordinazione del caso nella città di Vittorio Veneto. Sono state già effettuate le riunioni preparatorie per l'avvio della sperimentazione che è partita nell'ottobre 1995.

Pordenone

ltato dalla USL di Pordenone per implementare una Unità Operativa Geriatrica (UOG) nell'Ospedale della città. Verrà ristrutturata una divisione di Medicina Generale in UOG secondo le metodiche suggerite dall'SP5 della Valutazione multidimensionale e con l'introduzione nella nuova U.O. di una palestra per la riabilitazione precoce e la terapia occupazionale.

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e. PREVENZIONE - RIABILITAZIONE

E' continuata la collaborazione con il National Institute on Aging, avente come obiettivo un ulteriore analisi della casistica E.P.E.S.E. per valutare gli eventuali effetti dell'alcool sulla coagulabilità ematica e relativa progressione alle trombosi venose ed embolie polmonari. Infatti è noto che l'alcool attiva la fibrinolisi e riduce l'aggregazione piastrinica. Il gruppo che si interessa della riabilitazione cardiologica ha sinora arruolata il 57% della casistica totale di 240 pazienti previsti inizialmente dal programma di ricerca. Lo studio prosegue quindi con l'arruolamento della casistica, che è stata ampliata a 270 pazienti per la inclusione di un ulteriore gruppo do 30 pazienti con età compresa tra 45 e 65 anni riabilitati a domicilio, non previsti dal protocollo originale. Si è ritenuto infatti opportuno includere tale ulteriore gruppo - anche se favorevoli effetti della riabilitazione domiciliare di pazienti in età giovanile risultano già dimostrati nella letteratura internazionale - per verificare che vantaggi, soprattutto in termini di contenimento dei costi, tale regime di riabilitazione in quella particolare fascia di età possa offrire nella realtà sanitaria italiana. Si prevede che lo studio, comprendendo un adeguato periodo di follow-up dei pazienti riabilitati in day-hospital o a domicilio e dei controlli, verrà completato entro un anno. Poiché il tasso di esclusione dai programmi di riabilitazione standardizzati di più comune impiego è risultato tendenzialmente più elevato nei pazienti di età più avanzata (>75 anni), nei quali sono più frequenti le controindicazioni per significativa patologia cronica associata e per concomitante disabilità o significativo deficit cognitivo, nei prossimi anni verrà condotto, come sviluppo particolare del programma di ricerca attualmente in avanzamento, uno studio diretto alla messa a punto di programmi di riabilitazione cardiologica alternativi e condotti con metodologie individualizzate, diretti proprio al trattamento degli anziani altrimenti esclusi dalla riabilitazione per la presenza di controindicazioni. Parallelamente al programma di ricerca sulla riabilitazione cardiologica, è stato completato il programma di ricerca collaterale sulla validazione della versione italiana dello strumento Sickness Impact Profile (SIP), che viene utilizzato per la valutazione delle condizioni funzionali, psicologiche e della qualità di vita dei pazienti arruolati nello stesso studio sulla riabilitazione del post-infarto. Era previsto l'arruolamento di 300 pazienti di età > 65 anni affetti da cinque patologie croniche ad elevata prevalenza nell'anziano:

  1. cardiopatia ischemica e scompenso cardiaco congestizio;
  2. esiti di ictus;
  3. morbo di Parkinson;
  4. diabete mellito;
  5. patologie croniche diverse dalle precedenti (es. artopatie degenerative, broncopneumopatia cronica ostruttiva, malattie del tratto gastroenterico, ecc.) in pazienti istituzionalizzati in Residenza Sanitaria Assistenziale.
L'arruolamento è stato completato ed è stato sino ad ora completata l'analisi dell'affidabilità dello strumento messo a punto che - per il tempo di somministrazione contenuto - è risultato di facile utilizzazione nell'anziano, dimostrandosi inoltre ripetibile e con ottima consistenza interna. E' ancora in corso l'analisi della validità concorrente, condotta confrontando i punteggi raggiunti dallo strumento SIP nel suo complesso e nelle sue diverse aree e/o categorie con indici di gravità della compromissione funzionale derivanti da strumenti già standardizzati per le differenti patologie sopra menzionate. L'insufficienza cardiaca e lo scompenso cardiaco congestizio hanno elevata prevalenza nell'anziano e sono anch'essi risultati tra le principali cause di esclusione dalla riabilitazione cardiaca in età avanzata. D'altra parte, dai dati di letteratura risulta che l'insufficienza cardiaca in età avanzata ha caratteristiche fisiopatologiche peculiari con, ad esempio, particolare rilevanza rispetto agli individui in età giovane-matura della disfunzione ventricolare diastolica. Sul piano epidemiologico, tuttavia, non è del tutto chiara la rilevanza del fenomeno, osservato infatti in misura prevalente su casistiche ospedaliere di pazienti già ricoverati per una chiara sintomatologia da scompenso cardiaco congestizio: non è, inoltre, del tutto compreso il ruolo di eventuali condizioni co-morbose e della loro gravità nel modulare gli effetti della insufficienza cardiaca sulle condizioni funzionali complessive dell'individuo anziano non ospedalizzato e, quindi, sulla prevalenza di disabilità nella popolazione generale anziana. Per affrontare queste problematiche si è iniziato e si condurrà nei prossimi anni uno studio epidemiologico longitudinale sulla prevalenza e sulle caratteristiche fisiopatologiche della insufficienza cardiaca nell'intera popolazione di età > 65 anni (circa 800 individui) residente in un Comune dell'area fiorentina (Dicomano). I soggetti arruolati nello studio epidemiologico sono sottoposti a completa valutazione multidimensionale geriatrica per la definizione delle condizioni socio-economiche, cognitive e neuropsicologiche, funzionali e dello stato di salute fisica, al fine di identificare le eventuali relazioni tra la presenza di insufficienza cardiaca e di altre patologie ad andamento cronico, e la loro interazione come co-determinanti della disabilità. Infine negli anziani autosufficienti è stata condotta una valutazione prognostica utilizzando un test funzionale obiettivo, il "Physical Performance Measures", messo a punto e validato ad opera di un gruppo di ricercatori del National Institute on Aging-NIH, Bethesda, MD., USA, del quale fa parte anche un ricercatore di U.O del progetto. Il test è risultato molto valido per la stratificazione prognostica di una popolazione di anziani non disabili. Una peggiore performance fisica anche in un paziente totalmente autonomo, è risultato fattore prognostico sfavorevole, essendo altamente correlata con la comparsa di disabilità nelle ADL ad uno e quattro anni. Questo test è composto da tre semplici prove: un cammino rimato per 8 passi; il mantenere la posizione eretta in diverse posizioni ed infine l'alzarsi e sedersi da una sedia per 5 volte. Il test è stato inserito nella valutazione della popolazione di Dicomano per confrontare, alla fine dell'osservazione longitudinale, la sua predittività ai fini prognostici e preventivi nei pazienti autonomi ma affetti da insufficienza cardiaca.

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INTERAZIONE CON ALTRI STRUMENTI DI INTERVENTO

E' continuata la partecipazione del Progetto attraverso lo Studio Epidemiologico Longitudinale (ILSA) alla Concerted Action EURODEM sull'incidenza della demenza e delle malattie causa di demenza al fine di approfondire le conoscenze sui fattori di rischio. Sono proseguite la partecipazione dello studio ILSA alla Concerted Action EUROPARKINSON sui fattori di rischio della malattia di PARKINSON, nel primo semestre 1995 sono stati illustrati i risultati preliminari, mentre i dati finali saranno pronti per il 1996; la partecipazione dello studio ILSA alla Concerted Action EUROSTROKE. Il 1995 è stato dedicato alle preparazione dei protocolli di omogeneizzazione e analisi dei dati. Il PF Invecchiamento è coinvolto in un'iniziativa coordinata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità per l'organizzazione del XVI Congresso Mondiale di Gerontologia. Il congresso si terrà ad Adelaide, Australia, nel 1997 e riunirà i maggiori studiosi internazionali circa le metodiche di valutazione standardizzata delle funzioni fisiche e cognitive dell'anziano. Oltre al PF Invecchiamento partecipano:

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UTENTI DEL PF INVECCHIAMENTO

Il Piano Sanitario Nazionale per il triennio 1994-96 è caratterizzato da una logica di trasformazione. Anche ai vertici istituzionali si è avvertita la necessità di programmare gli interventi e l'allocazione delle risorse in base a dati che illustrino da vicino le reali necessità della popolazione italiana. A questo scopo il Piano Sanitario Nazionale 1994-96 prevede l'istituzione di osservatori epidemiologici regionali. L'organizzazione degli osservatori deve rispondere a precise caratteristiche tecnologiche, in collegamento con strutture specifiche presso il Ministero della Sanità, sia per lo scambio di dati sia per le possibili azioni di supporto tecnico. La messa in opera di strutture articolate e complesse quali gli osservatori epidemiologici regionali, richiede ovviamente tempi piuttosto lunghi. Di conseguenza sussistono difficoltà obiettive a poter disporre a breve termine di un'adeguata conoscenza dei bisogni sanitari del paese. A questo punto si inserisce il PF Invecchiamento in grado di fornire fin da adesso i primi dati sullo stato di salute della popolazione anziana in Italia. Il PF Invecchiamento rappresenta nell'immediato, a breve e a lungo termine l'unica fonte di dati per un quadro completo dei bisogni socio-sanitari della popolazione anziana italiana.

Un altro aspetto del Piano Sanitario Nazionale 1994-96 che coinvolge direttamente il PF Invecchiamento è il Progetto Obiettivo Anziani, approvato dal Parlamento il 30 Gennaio 1992. Scopo precipuo del Progetto Obiettivo Anziani è il mantenimento e il recupero dell'autosufficienza del soggetto anziano, attraverso il coinvolgimento trasversale di strutture sociali, sanitarie ed amministrative. Lo studio ILSA costituisce una fonte insostituibile di informazioni per l'implementazione del Progetto-Obiettivo Anziani. Infatti oltre a fornire gli unici dati di morbilità disponibili per il territorio italiano sullo stato di salute e di autosufficienza della popolazione anziana, può fornire la metodologia epidemiologica per la raccolta dati a livello delle USL e delle Regioni.

Le USL potranno inoltre essere tra i principali utenti di strumenti di valutazione standardizzata dell'anziano per stabilire le necessità assistenziali. Tali strumenti, messi a punto da UU.OO. afferenti al SP5, hanno appena terminato la fase sperimentale e saranno presto pronti per una prima fase applicativa dalla quale saranno derivati indici di efficacia ed efficienza. Per adesso 7 USL italiane stanno già utilizzando tali strumenti. Si sono stipulati accordi per sperimentare un nuovo modello assistenziale a rete di servizi integrati nella città di Vittorio Veneto. Sono già state effettuate riunioni preparatorie per l'avvio della sperimentazione che è partita nel mese di Gennaio 1995. Alcune UU.OO. del SP5 sono state consultate dalla USL di Pordenone per implementare un' Unità Operativa Geriatrica nell'ospedale civile della città con lo scopo di ristrutturare un'intera divisione di medicina generale secondo i criteri internazionali della Valutazione Multidimensionale dell'Anziano.

Lo studio GIFA (Gruppo Italiano di Farmacovigilanza dell'Anziano) ha già annoverato tra i suoi utenti il Ministero della Sanità che ha utilizzato i suoi dati per la stesura di linee guida per l'ospedalizzazione dell'anziano. Si prevede che il GIFA diventi un osservatorio permanente di controllo di qualità dell'anziano ospedalizzato in Italia.

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