anno 1° maggio 98 n.2 -
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L'attualità e l'urgenza di un concreto impegno nella ricerca, già evidenti per malattie per le quali non si conoscono efficaci metodi di prevenzione e guarigione, lo sono ancora di più per una malattia come l'Alzheimer che, oltre ad essere inguaribile, ha pesanti implicazioni economiche e sociali. Negli ultimi anni è stato dato molto risalto sulla stampa ad importanti risultati di ricerca genetica che hanno dimostrato la connessione tra la manifestazione della malattia di Alzheimer, nei casi in cui vi sia una predisposizione familiare, e alterazioni genetiche di alcuni cromosomi. Anche se queste scoperte riguardano solo una stretta minoranza dei casi, poichè la maggioranza di essi ha un carattere sporadico, è evidente la grande potenzialità di questi studi. Nel novembre 1997, sono stati immessi sul nostro mercato alcuni farmaci che, se somministrati a persone colpite dal processo neurodegenerativo tipico della malattia di Alzheimer, nella fase iniziale, possono produrre un temporaneo rallentamento del decadimento cognitivo. Anche se l'efficacia di questi farmaci è limitata e relativa al soggetto, speriamo che questi primi risultati possano contribuire a indirizzare e potenziare la ricerca farmacologica. Infine, non è pensabile programmare gli interventi socio - sanitari senza una ricerca epidemiologica. Questo è particolarmente vero per una malattia ad andamento cronico, come la malattia di Alzheimer, la cui diffusione e tipologia può essere misurata solo da indagini scientifiche sullo stato di salute e malattia della popolazione. In questo numero del giornale è descritto il Progetto Finalizzato Invecchiamento del Consiglio Nazionale delle Ricerche, un progetto di ricerca nazionale dedicato allo studio delle patologie tipiche della popolazione anziana, che ora è nella fase finale di elaborazione e documentazione dei risultati. Il progetto, coordinato dal Prof. Luigi Amaducci, ha prodotto risultati non soltanto di grande rilievo nel panorama scientifico internazionale, ma anche di grande interesse per la pianificazione degli interventi nel settore sanitario e sociale. Non si può che auspicare che il Ministero della Sanità,
il Consiglio Nazionale delle Ricerche e la Regione Toscana, dove risiede
la direzione scientifica del progetto, assunta recentemente dal Prof. Domenico
Inzitari, si impegnino con ogni mezzo per garantire il proseguimento del
progetto stesso, evitando così di disperdere un prezioso patrimonio
di esperienze, competenze e conoscenze.
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