Potrà sembrare banale ribadirlo, ma anche i malati di Alzheimer
sono disabili e la loro percentuale in ciascun Paese è correlata
con l'età media della popolazione. Negli USA i disabili gravi compresi
tra i 55 e i 65 anni sono dieci volte superiori a quelli compresi tra i
18 e i 35 anni e l'Alzheimer, nella quasi totalità dei casi, colpisce
la popolazione al di sopra dei sessanta anni.
Se non verrà scoperto un farmaco efficace, la diffusione della
malattia di Alzheimer è destinata a crescere. Conseguentemente alla
tendenza di invecchiamento della popolazione, l'entità epidemiologica
che si profila comporta un aumento della domanda dei servizi socio-sanitari
ed un adeguato apporto pecuniario ai familiari disagiati.
Questa la premessa rivolta, nel corso dell'intervista, a Carlo Melani,
Presidente della Commissione Sanità e Sicurezza Sociale della Regione
Toscana.
R.I.: "Presidente, i casi di Alzheimer stimati nella nostra
regione sono 25.000, come ha operato a tale riguardo la sua Commissione?"
C.M.: La Commissione ha una funzione istruttoria e di elaborazione
propositiva al Consiglio Regionale per quanto riguarda gli atti di programmazione,
di indirizzo e legislativi; in questo caso siamo andati oltre, nel senso
che abbiamo promosso, circa un anno fa, un convegno regionale molto partecipato,
sia a livello di amministratori, che di familiari, di associazioni e di
autorità. Il P.A.O., Piano Attuativo Ospedaliero dell'Azienda Ospedaliera
di Careggi, ha individuato nella stessa il centro di riferimento dell'intera
regione per lo studio della malattia di Alzheimer ed un riferimento per
tutta l'organizzazione sanitaria.
R.I.: "L'informazione ed una corretta prima diagnosi sono
due obiettivi sicuramente primari, non trova?"
C.M.: La diagnosi molto spesso è complessa e non sempre
la malattia viene rapidamente riconosciuta e quindi correttamente impostata.
As- solta questa premessa, vi è un percorso, che va da una prima
fase, nella quale la malattia si manifesta in alcuni aspetti, ad una seconda
fase più problematica per le famiglie, nella quale il paziente perde
gradualmente cognizione di tutto quello che lo circonda, non riconosce
più se stesso, i familiari, perde la propria personalità
ed è portato ad atti anche sconsiderati e talvolta violenti. Questa
è la fase che sconvolge maggiormente la famiglia. Una fase in cui
una corretta informazione aiuta la stessa ad affrontare meglio il problema.
R.I.: "L'informazione è dunque importante, ma certamente
non sufficiente. Come colloca l'assistenza domiciliare?"
C.M.: Il punto importante passa proprio attraverso un'assistenza
domiciliare rivolta a far rimanere il malato il più possibile in
seno alla famiglia, ma allo stesso tempo bisogna cercare di creare delle
strutture che siano in grado di accogliere i malati, per lunghi o brevi
periodi, con un'assistenza appropriata.
R.I.: "Parliamo allora di assistenza appropriata: quali sono
gli sviluppi ad oggi concretizzati?"
C.M.: Recentemente, in un Convegno tenutosi a Cortona, si è
pensato di gettare l'impostazione di una serie di operazioni effettuate
da persona e preparato e specializzato, dedito in particolar modo ai malati
di Alzheimer.
R.I.: "Quali strutture occorrono per attuare quanto pensato
a Cortona?"
C.M.: Non occorrono strutture sanitarie complesse, in questo
senso credo si debba riflettere. Talvolta, invece, troviamo impostazioni
sanitarizzate al massimo.
R.I.: "Abbiamo parlato di assistenza domiciliare per sgravare
l'onere assistenziale del familiare disagiato, è forse l'unica soluzione
adottabile in seno alla famiglia? Mi spego meglio, la Regione Toscana potrebbe
farsi promotrice di sgravi fiscali verso quelle aziende che promuovono
la riduzione oraria per i familiari dediti all'assistenza di un malato
di Alzheimer?"
C.M.: E' un punto in cui risalta la necessità di riforma
del nostro sistema di welfare, nel senso che attualmente il nostro sistema
sociale, sanitario, previdenziale è tutto fondato su un aspetto
prestazionistico o comunque risarcitorio. In una situazione come appunto
quella di una famiglia che deve accudire un malato di Alzheimer, è
utilissimo trovare altre soluzioni, come la flessibilità del lavoro,
sgravi fiscali etc., anche se penso che queste vadano analizzate bene per
non rischiare di confinare la persona.
R.I.: "In qualità di Consigliere Regionale e di Presidente
della IV Commissione, è in grado di garantire il suo impegno futuro,
nell'analizzare quanto prospettato?"
C.M.: Le competenze ad oggi della Regione in questo campo sono
limitate, in quanto sarà necessario che la flessibilità del
sistema sociale sia sempre più un elemento consolidato sul piano
legislativo e che queste competenze siano adeguatamente trasferite alle
Regioni. Bisogna, però, fare molta attenzione a non confinare la
persona e renderla prigioniera dell'ambito familiare. Bisogna, per quanto
possibile, favorire in queste situazioni il normale prosieguo delle relazioni
interpersonali.
R.I.: "Come dire, welfare si, ma moderatamente,,,,"
C.M.: Questo è un problema che affligge i familiari dei
malati di Alzheimer; qualcuno non rivede più, come dire, la luce.
Sconvolge le vite e può determinare situazioni pericolose, non solo
per il malato, ma anche per il proprio familiare.
R.I.: "Non si rischia per troppa precauzione di lasciar sola
la famiglia?"
C.M.: E' sicuramente importante che la famiglia non rimanga
sola, la prima cosa suggerita è che in ogni Azienda Sanitaria vi
sia un recapito telefonico, un ufficio rivolto all'informazione corretta
della famiglia, relativamente alla malattia, alla possibilità di
assistenza domiciliare e di informazione delle strutture orientate ad affrontare
questo problema.
R.I.: "Quante sono le Aziende Sanitarie che hanno raccolto
l'invito ad istituire un'assistenza telefonica?"
C.M.: Nonostante non sia ancora stata emanata una direttiva
di carattere regionale, le esperienze più positive le ho riscontrate
a Firenze, Prato, Empoli, Arezzo. E' necessario emanare una direttiva regionale
per incanalare e dare sistematicità alle strutture sanitarie.
R.I.: "Quale preparazione sarà richiesta al personale
addetto all'assistenza telefonica?"
C.M.: Dovrà essere formato personale idoneo a fornire
informazioni di natura socio-sanitaria e legislativa per le demenze senili.
R.I.: "Potrebbe esserci a questo riguardo una partecipazione
attiva dell'A.I.M.A.?"
C.M.: Si! Non soltanto dell'A.I.M.A., ma di tutto l'associazionismo
di volontariato interessato, che in questo campo ha già sviluppato
delle esperienze.
R.I.: "Esistono, attualmente, progetti formativi concreti?"
C.M.: Progetti formativi sono allo studio da parte dell'Assessorato
alla Formazione e alle Politiche Sociali, anche attraverso alcuni progetti
europei, rivolti all'informazione ed alla formazione, coinvolgendo i familiari
ed il personale specifico che dovrà interessarsi dei malati.
R.I.: "Quali obiettivi sta elaborando la Commissione da Lei
presieduta, quali le proposte normative per il Consiglio Regionale?"
C.M.: Alcuni provvedimenti sono già in essere, si tratta
di svilupparli, come ad esempio la legge regionale n.72, riguardante le
politiche sociali, la quale contiene una normativa riguardante le RSA,
le Residenze Sanitarie Assistenziali, ovvero strutture socio-sanitarie
protette. Tale norma prescrive che il contributo sanitario può essere
differenziato a seconda della gravità ed intensità sanitaria
che occorre. Questo per dare la possibilità di intervenire sui casi
più gravi, con un maggior contributo sanitario, e quindi poterli
assistere in maniera più adeguata.
R.I.: "Lei ha voluto rendersi conto di persona dei disagi
provocati dalla malattia di Alzheimer, qual'è la cosa che più
l'ha colpita?"
C.M.: Ho visitato diverse strutture, quali il Centro Diurno
Alzheimer "Stella del Colle" a Firenze, la residenza "Villa Serena" a Montaione
etc., quello che più mi ha colpito è la completa astrazione
delle persone malate, apparentemente fuori dal tempo e dallo spazio.