MENSILE DELL'AIMA
DI FIRENZE
ASSOCIAZIONE ITALIANA
MALATTIA DI ALZHEIMER
anno 1° aprile 98 n.1 -
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anno 1° aprile 98 n.1
RUBRICHE
IL MEDICO:
Comunicare con il malato di Alzheimer
di Antonella Notarelli
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Comunicare significa cercare di interpretare quanto più esattamente
possibile ciò che l'interlocutore vuole esprimere in quel momento,
in quella circostanza. In questa importante attività quotidiana
abitano la storia biografica, la personalità, il pensiero e il linguaggio
di ogni persona. La malattia di Alzheimer, malattia della persona, determina
una grave compromissione delle competenze comunicative; il malato non è
più in grado di comunicare i suoi bisogni in modo efficace, di rispondere
con giudizio e critica alle domande che gli vengono formulate, non sa più
raccontare le sue emozioni. Lo stato di malattia, giorno dopo giorno, modifica
l'ideazione, scompagina il pensiero e ciò che ne risulta: è
la chiara sensazione di trovarsi di fronte ad un'altra persona. Da questo
momento in poi, la modalità con cui si comunica con il malato cambia
nella forma e nei contenuti: intolleranza, intransigenza ed espulsione
si alternano a pietismo e tendenza a sostituirsi totalmente all'altro in
ogni funzione e attività. Ci si interroga sulla opportunità
di comunicare la diagnosi, per poi scegliere di trasmettere quotidianamente
l'incapacità di accettare la condizione in atto. A questa situazione
così poco funzionale, credo si debba sempre preferire un "contatto"
accogliente, calmo, rassicurante e affettuoso, teso al rispetto dei nuovi
ritmi, alla corretta interpretazione dei disagi e al mantenimento di un
clima sereno. In ogni mallato, in ogni fase della malattia, è possibile
cogliere tentativi verbali e non verbali di comunicazione che ci consentono
di sentirci ancora all'interno di un rapporto empatico.
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Last Update 20 / 04 / 1998
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