anno 1° aprile 98 n.1 -
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Il Professore era l'indiscutibile e indiscussa autorità, per colleghi, ricercatori, studenti e per noi familiari, prima di lui "non addetti ai lavori", finalmente con lui visibili, riconosciuti, valutati. Manca da poco tempo e decine sono state le occasioni per parlare di lui, per ricordare incontri, ricerche, progetti. Per ritrovare il suo lavoro, il suo percorso, i segnali lasciati a indicare la strada, forse per noi, se ne saremo capaci. Mi manca già la sua capacità di comprendere e di suggerire delicatamente obiettivi e strategie. In tredici anni di A.I.M.A. non ha mai fatto mancare il prezioso apporto della sua lucida, ampia visione di ricercatore profondamente umano, di medico capace e competente, di amico fino in fondo inserito nel politico e nel sociale, sempre disponibile e coerente nelle scelte. L'A.I.M.A. è cresciuta soprattutto grazie a lui, che ininterrottamente l'ha sostenuta e si è anzi fatto portavoce con spirito di servizio dei suoi valori e dei suoi significati. Mi manca l'amico ironico e pungente, affettuoso e generoso con cui vedersi sempre troppo poco, a parlar sempre "di lavoro", per gioire sempre degli stessi successi o soffrire per le stesse difficoltà. Mi manca la sua analisi spietata della sanità e la sua capacità di costruire reti e progetti. Mi manca la sua capacità di volare alto e di vedere lontano. Mi manca la sicurezza che mi dava, e il suo sguardo attento, da amico. Mi resta il privilegio di averlo conosciuto e di aver potuto percorrere per un po' la sua stessa strada. Patrizia Spadin
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