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MENSILE DELL'AIMA 
DI FIRENZE
ASSOCIAZIONE ITALIANA 
MALATTIA DI ALZHEIMER

anno 1°  maggio 98  n.2 -  
sped. in abb. post. 45% -  
art.2 comma 20/b  
Legge 662/96 - Filiale di Firenze  

Direttore responsabile: 
Manlio Matera 

Direttore editoriale: 
Giovanni Roselli 

Comitato di redazione: 
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Manlio Matera 
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Giovanni Roselli  
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Segreteria di redazione: 
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Progetto grafico: 
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Grafica e layout: 
Giovanni Roselli 

Redazione 
presso A.I.M.A. 
Via Pancaldo 21 
Firenze 
Tel. e Fax 055.433.187 

Stampa 
stampato a Firenze  
Tipografia "Il Torchio" 
Via della Colonna 13r 

Registrazione 
tribunale di Firenze: 
n.4773 del 23 febbraio 1998 

 
 
 
3/98
anno 1°  giugno 98  n.3 
 
EDITORIALE 
Malattia e  Ambiente
di Manlio Matera 
 
 
    Lo abbiamo ripetuto fino a consumare le parole: affinchè gli interventi assistenziali per i malati di Alzheimer ed i loro familiari siano efficaci, devono essere mirati alla specificità della malattia. 

    Forme di intervento generiche, come in molti casi è l'assistenza domiciliare per anziani non autosufficienti, si rivelano inadatte per i malati di Alzheimer, tanto che spesso i familiari le rifiutano. 

    Questa esigenza di specificità si riferisce non solo alla formazione degli operatori o alle modalità di erogazione dei servizi, ma anche, e non da ultimo, alle condizioni dell'ambiente nel quale il malato vive ed è assistito. Essa può essere maggiore o minore secondo la fase e gli effetti della malattia, ma risulta assolutamente necessaria quando sono presenti gravi alterazioni del comportamento, quali ad esempio vagabondaggio, aggressività, alterazione del ritmo sonno - veglia: alterazioni che, oltre a denotare un grave stato di malessere del malato, rendono molto difficile ed estenuante l'assistenza, sia essa data da un operatore o da un familiare. 

    La conoscenza  della malattia e dei suoi effetti, l'attenzione ai bisogni che attengono alla personalità del malato, possono far individuare ed eliminare cause di paura o agitazione, assicurando al tempo stesso il mantenimento delle sue capacità di ascolto, espressione e azione. 

    Alla definizione e al mantenimento dell'ambiente, architettonico, arredativo, assistenziale, riabilitativo e affettivo - relazionale, devono essere chiamate a concorrere diverse competenze, proprie del medico, del caregiver, dello psicologo, dell'architetto. 

    Partendo da queste riflessioni, l'A.I.M.A. si è posta il problema della  ottimizzazione dell'ambiente per il malato di Alzheimer e chi lo assiste, un ambiente inteso in senso globale, come insieme di spazi, luci, colori, oggetti e persone, con cui egli può interagire. 

    La identificazione di un ambiente globale non è puramente formale, ma si fonda sulla consapevolezza della rilevanza dei rapporti tra i diversi elementi che lo compongono. Basti pensare che, se l'ambiente architettonico è disegnato in modo da consentire al malato di muoversi in sicurezza, senza ostacoli e senza pericoli, o di concentrarsi su una attività, o ancora di vedere soddisfatta una sua esigenza di privacy, il carico assistenziale degli operatori può essere notevolmente alleggerito. 

    L'impegno dell'A.I.M.A. su questi temi, affermando la necessità di adattare l'ambiente al malato, nel rispetto dei suoi bisogni e non viceversa, va al di là della richiesta di più efficaci forme di assistenza: è un impegno per la promozione di un vero e proprio rinnovamento culturale

     


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