anno 1° maggio 98 n.2 -
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Forme di intervento generiche, come in molti casi è l'assistenza domiciliare per anziani non autosufficienti, si rivelano inadatte per i malati di Alzheimer, tanto che spesso i familiari le rifiutano. Questa esigenza di specificità si riferisce non solo alla formazione degli operatori o alle modalità di erogazione dei servizi, ma anche, e non da ultimo, alle condizioni dell'ambiente nel quale il malato vive ed è assistito. Essa può essere maggiore o minore secondo la fase e gli effetti della malattia, ma risulta assolutamente necessaria quando sono presenti gravi alterazioni del comportamento, quali ad esempio vagabondaggio, aggressività, alterazione del ritmo sonno - veglia: alterazioni che, oltre a denotare un grave stato di malessere del malato, rendono molto difficile ed estenuante l'assistenza, sia essa data da un operatore o da un familiare. La conoscenza della malattia e dei suoi effetti, l'attenzione ai bisogni che attengono alla personalità del malato, possono far individuare ed eliminare cause di paura o agitazione, assicurando al tempo stesso il mantenimento delle sue capacità di ascolto, espressione e azione. Alla definizione e al mantenimento dell'ambiente, architettonico, arredativo, assistenziale, riabilitativo e affettivo - relazionale, devono essere chiamate a concorrere diverse competenze, proprie del medico, del caregiver, dello psicologo, dell'architetto. Partendo da queste riflessioni, l'A.I.M.A. si è posta il problema della ottimizzazione dell'ambiente per il malato di Alzheimer e chi lo assiste, un ambiente inteso in senso globale, come insieme di spazi, luci, colori, oggetti e persone, con cui egli può interagire. La identificazione di un ambiente globale non è puramente formale, ma si fonda sulla consapevolezza della rilevanza dei rapporti tra i diversi elementi che lo compongono. Basti pensare che, se l'ambiente architettonico è disegnato in modo da consentire al malato di muoversi in sicurezza, senza ostacoli e senza pericoli, o di concentrarsi su una attività, o ancora di vedere soddisfatta una sua esigenza di privacy, il carico assistenziale degli operatori può essere notevolmente alleggerito. L'impegno dell'A.I.M.A. su questi temi, affermando la necessità di adattare l'ambiente al malato, nel rispetto dei suoi bisogni e non viceversa, va al di là della richiesta di più efficaci forme di assistenza: è un impegno per la promozione di un vero e proprio rinnovamento culturale.
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