anno 1° giugno 98 n.3 -
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Una promessa: " Entro la fine dell'estate l'approvazione, da parte della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, di congedi garantiti ai lavoratori che hanno un pressante bisogno di presenza all'interno della famiglia." Circa il 3% della popolazione italiana sopra i 65 anni ed il 20% di quella sopra gli 80 viene colpita dalla malattia di Alzheimer; tutto questo si stima in 300.000 persone anziane affette dal morbo, tutto questo comporta 300.000 famiglie direttamente e totalmente coinvolte che chiedono aiuto. D.: "On. Innocenti, nella Sua qualità di Presidente della Commissione Lavoro della Camera, quali provvedimenti è possibile pianificare a favore dei lavoratori che devono assistere un loro familiare affetto da Alzheimer?" R.: Noi abbiamo all'esame, in Commissione una proposta di legge,
d'iniziativa parlamentare, presentata dal Gruppo dei Democratici della
Sinistra, ed un'altra proposta, d'iniziativa Governativa, che consente
di usufruire di congedi, da parte di quelle lavoratrici o lavoratori che
hanno un'esigenza dovuta al verificarsi di situazioni che necessitano di
una loro presenza all'interno del nucleo familiare. Fino ad oggi la materia
viene regolata solo in alcuni contratti di lavoro, pochi per la verità,
le tutele sono poche e limitate molto nel tempo, solo per i figli o per
il coniuge; quindi riguardano una platea minima, sicuramente molto al di
sotto delle esigenze e delle necessità oggi sentite da un numero
sempre più crescente di persone. Noi abbiamo già iniziato,
alla Camera dei Deputati, un esame di questo provvedimento, prevediamo
di terminare l'iter entro la fine di giugno, in modo da trasmettere il
tutto al Senato per il definitivo varo della legge. Questo consentirà
di usufruire di una possibilità in più, derivante dalla legge
e non dai contratti di lavoro, quindi per tutti i dipendenti di tutti
i settori siano essi appartenenti ad aziende piccole, medie o grandi. Senza
fare discriminazioni nei confronti di nessuno.
D.: "D'accordo Presidente, non ci sono, però, solo
i familiari che lavorano; Livia Turco, titolare del Dicastero della Solidarietà
Sociale, stabilisce, in un Suo Disegno di Legge, il diritto all' assistenza
per tutti. Se giusto è il proposito, lo è anche il metodo?
R.: Io credo ci sia da fare una differenziazione, tra le situazioni di grave disagio, rispetto a quelle relative ad una esigenza che può nascere in qualche momento particolare, ma che non ha quelle caratteristiche di grosso impegno nel nucleo familiare. Le strade possono essere due: un intervento indiretto dello Stato, anche in termini economici o di servizi, per aiutare la famiglia ad alleviare il peso che può determinarsi con simili eventi, oppure l'altra strada relativa a sostenere un distacco dal lavoro che potrebbe essere coperto da un punto di vista contributivo; però in tutte e due i casi dobbiamo riferirci a soggetti che hanno oggettivamente una loro gravità, perché altrimenti l' estensione di questo diritto, in tutti i casi, renderebbe vano l'intervento dello Stato. Se noi vogliamo riformare un sistema di protezione sociale, dobbiamo andare a riconoscere i casi di necessità reale e su questi intervenire, anche con cospicue risorse. Una massa di risorse distribuite a pioggia renderebbe maggiore ingiustizia per quei nuclei familiari dove esistono particolari bisogni. D.: "Restiamo, ovviamente, nell'argomento Alzheimer. Come può un cittadino trovarsi impotente e solo di fronte alle proprie difficoltà?" R.: Purtroppo, in Italia, abbiamo avuto ed abbiamo tuttora un
sistema di protezione sociale che lascia il cittadino in queste condizioni.
E' stato pensato in passato che, con una prestazione pensionistica minima,
lo Stato si potesse lavare la coscienza, in modo molto ipocrita, abbandonando
poi il cittadino a tutto; credo che si debba recuperare una grande
solidarietà. Nel nostro Paese vengono spese per l'assistenza cifre
rilevanti, quasi 15.000 miliardi l'anno. Credo sia possibile utilizzare
queste risorse inmodo più mirato, vedendo i casi di effettivo bisogno,
con la consapevolezza di dover fare delle scelte, a volte anche impopolari.
In questo modo il cittadino si sentirà più sicuro di avere
una comunità che in qualche modo lo fa sentire partecipe, anche
attraverso servizi, momenti di socializzazione, comunicazione.
D.: "Oggi, la panacea amministrativa, sembra passare attraverso il federalismo. Per la "protezione sociale" di un cittadino del Trentino, vengono stanziate oltre 200.00 lire, per un cittadino calabrese poco più di venti. Mi chiedo, il decentramento amministrativo ed economico comporterà diseguaglianza assistenziale?" R.: E' un rischio! Un rischio che io personalmente vedo, non solo per quanto riguarda le questioni relative agli interventi di natura assistenziale, ma anche su altri campi di distribuzione della ricchezza che viene prodotta nel Paese. Io sono perché il processo federalista vada avanti, ma tenendo sempre insieme il concetto di riferimento, di una distribuzione equa sul territorio nazionale. Cercando, come primo punto, di uniformare i livelli di assistenza. Su questo si possono creare anche delle differenze. Il federalismo non sta tanto nel mantenere la completa disposizione delle risorse nei territori, ma nell'utilizzare in modo equo le risorse che comunque lo Stato deve garantire a tutti e, se ci sono delle amministrazioni che non fanno questo, lo Stato deve intervenire. D.: "L' Alzheimer è ad oggi una malattia inguaribile, ma non incurabile. I familiari, pertanto, mantengono immutata la loro richiesta di assistenza. Lo Stato italiano, in modo anomalo rispetto ai Paesi industrializzati europei, investe la quota più alta della spesa sociale, circa il 72%, perla previdenza; circa il 22% per la sanità ed il restante, ben poco, per l'assistenza. Ora, bisogna aumentare l'assistenza o diminuire la previdenza?" R.: Complessivamente la spesa sociale del nostro Paese, checché ne dicano i nostri avversari politici, è inferiore a quella degli altri Stati d'Europa. Quindi dobbiamo cercare di aumentare progressivamente, senza farci grandi illusioni, la quota del P.I.L. da destinare complessivamente agli interventi della spesa sociale. All' interno di questa c'è la necessità di riequilibrarla, perché troppo si è speso sui risarcimenti monetari, soprattutto in campo pensionistico, mentre pochissimo si è speso nel campo della prevenzione. Faccio un esempio molto semplice; nonostante si abbiamo situazioni di grande disagio per chi viene colpito da infortunio sul lavoro, si spende pochissimo per la prevenzione mentre il costo del risarcimento è elevatissimo, in termini di vite umane oltre che di risorse economiche. Lo stesso nel campo della sanità, ed è il caso dell' Alzheimer, dove, pur con tutte le difficoltà che esistono nell'individuare un' eventuale terapia preventiva, troppo si spende per la ospedalizzazione, poco si spende nel campo dell'informazione e della cultura della prevenzione. Certo poche sono oggi le risorse destinate a sostenere le famiglie che assistono il malato di Alzheimer. D.: "Nel Disegno di Legge della Ministra Livia Turco, è
prevista una Carta dei Servizi Sociali, dove vengono elencati i diritti
e le prestazioni a cui può accedere ogni cittadino.
R.: Dobbiamo, in questo caso, avere come riferimento il nucleo familiare. Nel passaggio parlamentare, quando discuteremo del Disegno di Legge, questo elemento, che non è completamente tenuto presente all' interno della proposta del Governo, dovrà emergere. Bisogna trovare un modo per scrivere su quella carta sociale che la persona investita di un così grave problema nel proprio nucleo familiare ha più diritti rispetto ad un' altra con le stesse condizioni economiche. D.: "Come già rimarcato, ci sono molti modi per affrontare e risolvere i problemi dell'assistenza. Perché non pensare ad una riduzione di orario di lavoro a carico dello Stato, e non dell' impresa, per i familiari che svolgono assistenze gravi ed impegnative?" R.: Questo è un problema che potremmo cercare di risolvere attraverso la discussione che è iniziata in Parlamento sui tempi di riduzione dell' orario di lavoro. Non è solo un problema delle 35 ore, ma soprattutto di modulare il lavoro secondo le esigenze. Già esistono alcune proposte che tendono ad esaminare come la prestazione a tempo parziale può essere modulata secondo le esigenze familiari. Qui si può prevedere l'intervento di agevolazione dello Stato, direttamente all' impresa, per cercare di favorire l' autorizzazione alla prestazione a tempo parziale. D.: "In sostanza il piano sociale di una nazione moderna non può essere competenza solo del Dicastero per la Solidarietà, ma impatta fortemente con le problematiche del lavoro...." R.: Questo è un grande problema che deve essere affrontato nell' ambito della riforma del modo con cui si governa nel nostro Paese. Io sono dell' idea di cercare di unificare le competenze, facendo un vero e proprio Ministero degli Affari Sociali, per raggruppare tutte le competenze che vanno dal lavoro, alle questioni legate alla formazione professionale, all'inserimento sociale, alla prevenzione e alla riabilitazione. D.: "Troppo spesso le interviste racchiudono solo parole, proviamo, invece, a terminarla con una promessa?" R.: Entro la fine dell'estate l'approvazione da parte della Commissione
Lavoro, che io presiedo, di congedi garantiti e altre agevolazioni
per chi ha un pressante bisogno di presenza all' interno della famiglia.
Una possibilità quindi che una parola si trasformi in un fatto concreto.
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