MENSILE DELL'AIMA
DI FIRENZE
ASSOCIAZIONE ITALIANA
MALATTIA DI ALZHEIMER
anno 1° giugno 98 n.3 -
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anno 1° giuno 98 n.3
RUBRICHE
Lo Psicologo
QUESTA MALATTIA D'ALZHEIMER COSI' DIFFICILE DA CONCEPIRE
di Maria Grazia Frosali
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Quale sarà mai stata quella prima volta in cui la tua risposta
non è stata delle tue solite, in cui il tuo sguardo si è
perso lontano nella ricerca di un ricordo che non è affiorato alla
memoria, in cui ti sei fermato a metà di un gesto abituale che non
ha avuto il suo solito seguito.
Quale sarà mai stata quella prima volta in cui qualcosa è
andato diversamente, ma così poco che nessuno se n'è accorto:
noi meno di te, e tu meno di tutti noi.
Ed i gesti insoliti ed i gesti mancati si sono a poco a poco accumulati
ed hanno infine creato qualcosa d'altro fra noi.
Il tuo percorso non era più il nostro: ci eravamo persi. Ci eravamo
persi e non lo sapevamo, ci eravamo persi e non lo volevamo. Volevamo quello
che eri stato, quello che eravamo insieme, quello che eravamo per te.
Tu non c'eri più con il tuo modo d'essere, con i tuoi sorrisi,
i tuoi scatti d'ira e le tue chiusure: tutte cose conosciute, parte di
noi come le tue carezze erano state parte della nostra pelle.
E noi pure...., non c'eravamo più. Noi che ti eravamo accanto,
da quel momento non eravamo più noi.
E quanta tristezza e quanta solitudine, quanto smarrimento, incredulità
e rabbia di fronte ad un cambiamento che non eravamo
disposti ad accettare.
Ad accettare come malattia, e per di più malattia inguaribile,
che ci tocca nelle abitudini, nei bisogni, negli affetti, nell'organizzazione
tutta della nostra vita.
Questa malattia di Alzheimer, così difficile da concepire per
noi, dove viene perso quello che nella nostra cultura è così
importante: la capacità di essere logici, e quindi autonomi e quindi
non dipendenti, la supremazia della razionalità come elemento di
dominio sul mondo che ci circonda.
Ed eccoci dunque a riflettere su quello che occorre fare perchè
il malato della demenza di Alzheimer sia messo in condizione di preservare
al massimo le sue capacità, qualunque esse siano, per consentire
anche l'influenza benefica della sua autostima.
Perchè i suoi interlocutori, siano essi familiari od operatori
dell'assistenza, siano in grado di potenziare tipi di comunicazione fisica
che possano sostituire l'uso della parola e del linguaggio sempre più
in declino, e che consentano la trasmissione di stati d'animo che infondano
tranquillità e gioia.
Perchè sia possibile fare emergere e coordinare, sia attraverso
il sostegno psicologico, sia attraverso una formazione di qualità,
tutte le risorse presenti nel contesto familiare ed ambientale, territoriale
ed istituzionale, unico valido supporto per il contenimento, nel senso
della non accelerazione, della malattia, e per la scoperta, infine, della
persona dietro di essa.
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Last Update 25 / 06 / 1998
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