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MENSILE DELL'AIMA 
DI FIRENZE
ASSOCIAZIONE ITALIANA 
MALATTIA DI ALZHEIMER

anno 1°  giugno 98  n.3 -  
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Redazione 
presso A.I.M.A. 
Via Pancaldo 21 
Firenze 
Tel. e Fax 055.433.187 

Stampa 
stampato a Firenze  
Tipografia "Il Torchio" 
Via della Colonna 13r 

Registrazione 
tribunale di Firenze: 
n.4773 del 23 febbraio 1998 

 
 
 
3/98
anno 1°  giuno 98  n.3 
 
RUBRICHE 
Lo Psicologo
QUESTA MALATTIA D'ALZHEIMER COSI' DIFFICILE DA CONCEPIRE
di Maria Grazia Frosali 
 
 

    Quale sarà mai stata quella prima volta in cui la tua risposta non è stata delle tue solite, in cui il tuo sguardo si è perso lontano nella ricerca di un ricordo che non è affiorato alla memoria, in cui ti sei fermato a metà di un gesto abituale che non ha avuto il suo solito seguito.
    Quale sarà mai stata quella prima volta in cui qualcosa è andato diversamente, ma così poco che nessuno se n'è accorto: noi meno di te, e tu meno di tutti noi.
    Ed i gesti insoliti ed i gesti mancati si sono a poco a poco accumulati ed hanno infine creato qualcosa d'altro fra noi.

    Il tuo percorso non era più il nostro: ci eravamo persi. Ci eravamo persi e non lo sapevamo, ci eravamo persi e non lo volevamo. Volevamo quello che eri stato, quello che eravamo insieme, quello che eravamo per te.
    Tu non c'eri più con il tuo modo d'essere, con i tuoi sorrisi, i tuoi scatti d'ira e le tue chiusure: tutte cose conosciute, parte di noi come le tue carezze erano state parte della nostra pelle.

    E noi pure...., non c'eravamo più. Noi che ti eravamo accanto, da quel momento non eravamo più noi.
    E quanta tristezza e quanta solitudine, quanto smarrimento, incredulità e rabbia di fronte ad un cambiamento    che non eravamo disposti ad accettare.
    Ad accettare come malattia, e per di più malattia inguaribile, che ci tocca nelle abitudini, nei bisogni, negli affetti, nell'organizzazione tutta della nostra vita.
    Questa malattia di Alzheimer, così difficile da concepire per noi, dove viene perso quello che nella nostra cultura è così importante: la capacità di essere logici, e quindi autonomi e quindi non dipendenti, la supremazia della razionalità come elemento di dominio sul mondo che ci circonda.

    Ed eccoci dunque a riflettere su quello che occorre fare perchè il malato della demenza di Alzheimer sia messo in condizione di preservare al massimo le sue capacità, qualunque esse siano, per consentire anche l'influenza benefica della sua autostima.
    Perchè i suoi interlocutori, siano essi familiari od operatori dell'assistenza, siano in grado di potenziare tipi di comunicazione fisica che possano sostituire l'uso della parola e del linguaggio sempre più in declino, e che consentano la trasmissione di stati d'animo che infondano tranquillità e gioia.

    Perchè sia possibile fare emergere e coordinare, sia attraverso il sostegno psicologico, sia attraverso una formazione di qualità, tutte le risorse presenti nel contesto familiare ed ambientale, territoriale ed istituzionale, unico valido supporto per il contenimento, nel senso della non accelerazione, della malattia, e per la scoperta, infine, della persona dietro di essa.

     
     


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