MENSILE DELL'AIMA
anno 1° ottobre 98 n.7 -
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Ma al di là del suo ruolo di scienziato di fama internazionale, ed al di là delle cariche accademiche ed istituzionali che egli copriva, tra i tanti necrologi, lettere di cordoglio, articoli di giornali e telegrammi, quelli che mi hanno maggiormente impressionato sono stati i messaggi delle sezioni dell'A.I.S.M. e dell'A.I.M.A. . Papà aveva un modo peculiare di manifestare il suo timido, ma intenso affetto. E dove questa sua timidezza si scioglieva, era proprio nei confronti dei malati, che egli trattava mai con distacco professionale, ma ai quali invece riusciva ad incutere fiducia e speranza. Ed è proprio in questi messaggi di affetto, che ho ancora come un senso di smarrimento, come se si fosse persa l'illusione del volo, come un sogno che si è improvvisamente rattrappito. E ora ?
A tutti i credenti, forse farà piacere pensare che il Professore, in questo stesso momento, starà discutendo con San Pietro (per la eterna rabbia di Cesare Imperatore), sulle condizioni di salute del Pontefice. Ai non credenti, va il nostro augurio che tutti i suoi sforzi nello sviluppo degli studi biomedici, nella ricerca sulla malattia di Alzheimer, malattia demielinizzante e della demenza, possano costituire un elemento di fruttuoso lavoro per le nuove leve di ricercatori per gli anni che verranno. Ai non vedenti, o a quelli che non vogliono vedere, non mi posso limitare banalmente a pregare di consultare la pagina 777 di Televideo, ma anzi, vorrei rivolgere a questi naufraghi urbani l'invito a camminare in fila indiana per questa miniera, o meglio, su questo arcobaleno di idee che papà ha costruito per loro, sopra un oceano di burocrazie, di bisticci, di scaramucce e di invidie. E scusate l'anticipo. Gli ultimi mesi di papà sono stati angoscianti: non solo perché da infallibile clinico fosse perfettamente a conoscenza di non poter eludere il destino, ma soprattutto per la situazione allora un po' precaria dei figli, per la clinica, per i suoi allievi e per il Progetto Finalizzato sull'Invecchiamento. Invecchiamento non suo, né mio o dei ricchi. L'invecchiamento di tutti. Il suo non è neanche iniziato. In base alle sue statistiche, egli diceva che il 65° era l'anno di maggior rischio. Forse sarà passato inosservato a molti che papà se n'è andato a 65 anni e mezzo esatti. Non un giorno di più non un giorno di meno. Proprio in perfetto orario. Io non avrei proprio di che rimproverargli se si fosse addirittura chiamato Professor AIMAducci, ma molti di noi stanno ancora aspettando che il Professore rientri da quel suo incessante ed instancabile volo tra un congresso e un altro. Scusate il ritardo, ma nell'attesa forse l'unico modo che ci è rimasto per averlo qui con noi per l'ultima volta, perché la gente tende a dimenticare, è rompere e riempire il silenzio con un applauso. Grazie. Giovanni Amaducci
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