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MENSILE DELL'AIMA 
DI FIRENZE
ASSOCIAZIONE ITALIANA 
MALATTIA DI ALZHEIMER


 






anno 1°  ottobre 98  n.7 - 
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7/98
anno 1°  ottobre 98  n.7

RUBRICHE
lo Psicologo
A PROPOSITO DI FORMAZIONE
Maria Grazia Frosali

    La formazione è attività educativa, e dunque il suo obiettivo è il sapere: la promozione, la diffusione, l'aggiornamento del sapere.

    Nonché la promozione, diffusione e aggiornamento dei modi di utilizzo di tale sapere.
    Ma la finalità sottesa a un tale obiettivo va oltre: essa ha a che vedere con il significato profondo dell'azione educativa come momento di crescita dei soggetti a cui si rivolge, volta a volta culturale, sociale, professionale, personale.

    E' in questi termini che l'attività educativa lega inestricabilmente apprendimento e cambiamento costituendosi così come un'esperienza trasformativa in cui l'ampliamento degli orizzonti culturali deriva non solo dall'apprendimento di nozioni, ma anche da una sensibilizzazione emotiva tale da consentire un legame tra ciò che si sa e ciò che si sente: che si attua quindi sempre attraverso una presa di coscienza emotiva della propria realtà.
    Fin qui, i teorici e gli esperti della formazione; ma quando si passa all'elencazione dei suoi obiettivi e dei suoi contenuti, il bla-bla che da sempre accompagna la costruzione della vuota immagine si appropria e ci snocciola l'ormai famosa serie delle competenze - sapere, saper fare, saper essere - che dalla formazione ci si aspetta siano trasmesse.
    Intanto, il fatto che, riguardando la prima, la trasmissione di conoscenze, e la seconda, la trasmissione di abilità, si dovrebbero in ogni progetto aver da subito chiari e dichiarati i parametri per la verifica della avvenuta corretta trasmissione sia della cultura che della pratica professionale, passa in genere in un vago secondo piano.

    Intorno poi al saper essere il dibattito si potrebbe fare acceso se non fosse che per non si sa quale alchimia o diritto di primogenitura, l'essere umano adulto è convinto di essere di per sé capace/in grado di saper essere.

    Il mondo è pieno di guerre, di fame, di inquinamento, la nostra vita sociale è contorta, rumorosa e confusa, le nostre relazioni viaggiano sul filo della solitudine e dell'infelicità, ma magicamente, di fronte alla "prestazione di cure alla persona", il Rambo relazionale che è in noi dilaga, sommerge conoscenze, saggezze, evidenze, legalità ed ognuno è "l'altro" per eccellenza, capace, accogliente, globale.

    E mentre ci interroghiamo su quali mali porti questa "superiorità" che presume che chi presta le cure e quindi "non ha bisogno" non abbia realmente bisogno di curare la propria capacità di comunicazione relazionale, non ci stanchiamo di sottolineare l'importanza della formazione per chi opera con l'Alzheimer, ed in modo particolare della formazione al saper essere, in un modo diretto, umano, che faccia propria l'umiltà del nostro non sapere, per evitare il delirio di onnipotenza che offende chi lo pratica e chi vi entra in contatto, sia come esseri umani che come istituzioni.
     


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