MENSILE DELL'AIMA
anno 1° ottobre 98 n.7 -
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Nonché la promozione, diffusione e aggiornamento dei modi di
utilizzo di tale sapere.
E' in questi termini che l'attività educativa lega inestricabilmente
apprendimento e cambiamento costituendosi così come un'esperienza
trasformativa in cui l'ampliamento degli orizzonti culturali deriva non
solo dall'apprendimento di nozioni, ma anche da una sensibilizzazione emotiva
tale da consentire un legame tra ciò che si sa e ciò che
si sente: che si attua quindi sempre attraverso una presa di coscienza
emotiva della propria realtà.
Intorno poi al saper essere il dibattito si potrebbe fare acceso se non fosse che per non si sa quale alchimia o diritto di primogenitura, l'essere umano adulto è convinto di essere di per sé capace/in grado di saper essere. Il mondo è pieno di guerre, di fame, di inquinamento, la nostra vita sociale è contorta, rumorosa e confusa, le nostre relazioni viaggiano sul filo della solitudine e dell'infelicità, ma magicamente, di fronte alla "prestazione di cure alla persona", il Rambo relazionale che è in noi dilaga, sommerge conoscenze, saggezze, evidenze, legalità ed ognuno è "l'altro" per eccellenza, capace, accogliente, globale. E mentre ci interroghiamo su quali mali porti questa "superiorità"
che presume che chi presta le cure e quindi "non ha bisogno" non abbia
realmente bisogno di curare la propria capacità di comunicazione
relazionale, non ci stanchiamo di sottolineare l'importanza della formazione
per chi opera con l'Alzheimer, ed in modo particolare della formazione
al saper essere, in un modo diretto, umano, che faccia propria l'umiltà
del nostro non sapere, per evitare il delirio di onnipotenza che offende
chi lo pratica e chi vi entra in contatto, sia come esseri umani che come
istituzioni.
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