MENSILE DELL'AIMA
anno 1° nov. -dic. 98 n.8-9
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In maniera sovrapponibile il Committe of the Geriatrics of the Royal
College of Physicians dichiara che "la demenza consiste nella compromissione
globale delle funzioni cosiddette corticali o nervose superiori. La condizione
è spesso irreversibile e progressiva". E, sempre l'ICD 10, afferma
che "i sintomi e le compromissioni sopra elencati devono essere evidenti
da almeno sei mesi, perché possa essere posta una diagnosi di certezza".
Considerando poi alcuni dati statistici riportati dal DSM IV si rileva che sopra i 65 anni assistiamo ad incidenza di demenze tra il 2 e il 4%. Questa percentuale aumenta con il progredire dell'età, per oltrepassare il 20% sopra gli 85 anni, assumendo così i caratteri di una malattia età-correlata. D'altra parte tutti sappiamo che con l'invecchiamento l'organismo umano vede rallentarsi tutte le sue capacità fisiche e psichiche, rallentamento che nelle età più avanzate ed estreme raggiunge la perdita delle capacità di autonomia, nella stragrande maggioranza per compromissione cognitiva di tipo demenziale: si figura allora uno stato patologico grave ed età dipendente. Questa età-dipendenza è ineluttabile: attualmente possiamo ottenere un allungamento anche notevole della vita umana, ma non possiamo evitare l'insorgenza e la progressione di sindromi demenziali. Pertanto i confini entro cui collochiamo le demenze ci devono fare riflettere: da un lato abbiamo elementi patologici per ora sconosciuti e non aggredibili che colpiscono organismi non ancora vecchi, dall'altro abbiamo una condizione morbosa legata all'età, quasi totalmente inevitabile. In questo ampio ventaglio dobbiamo poi inserire le difficoltà
esistenti per stabilire una esatta diagnosi, difficoltà che hanno
una notevole ricaduta sulle terapie e sulla strategia del trattamento socio-familiare.
In via teorica può accadere che alcune forme di demenza possano
essere erroneamente inquadrate e di conseguenza non correttamente trattate.
Si impone quindi la necessità di ricorrere e di disporre di strumenti idonei per una chiarificazione diagnostica, in modo particolare nelle fasi iniziali. Utili sono le varie batterie di tests finalizzati a delineare il quadro dei disturbi comportamentali, ma tuttavia al momento non disponiamo di markers psicologici in grado di produrre una specificità diagnostica. In pratica può accadere che comportamenti tra loro assimilabili rispondano invece a patologie diversificate. Sappiamo infatti che il substrato fisiopatologico di tali evenienze ci viene fornito dai concetti relativi alla neuro trasmissione ed alla patologia sinaptiale e recettoriale. Questi elementi ci inducono a ricercare una chiarificazione quanto più precisa possibile e suggeriscono l'opportunità di disporre di un protocollo diagnostico strumentale. E' su tale protocollo che potrebbe essere indirizzata l'attenzione dell'A.I.M.A. e di tutti coloro che vogliono offrire il loro prezioso contributo.
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