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MENSILE DELL'AIMA 
DI FIRENZE
ASSOCIAZIONE ITALIANA 
MALATTIA DI ALZHEIMER


 














anno 1°  nov. -dic. 98  n.8-9 
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8-9/98
anno 1° novembre - dicembre 98  n. 8-9

RICERCA
Le Demenze tra patologia e ineluttabilità
Piero Pazzagli 
Primario Neurologo, Direttore del Dipartimento di Neurogeriatria dell'A.S.L. di Livorno


 
     Il momento attuale secondo la classificazione ICD 10 "la demenza è una sindrome dovuta a una malattia cerebrale, abitualmente cronica o progressiva, in cui è presente un disturbo di diverse funzioni corticali superiori".

    In maniera sovrapponibile il Committe of the Geriatrics of the Royal College of Physicians dichiara che "la demenza consiste nella compromissione globale delle funzioni cosiddette corticali o nervose superiori. La condizione è spesso irreversibile e progressiva". E, sempre l'ICD 10, afferma che "i sintomi e le compromissioni sopra elencati devono essere evidenti da almeno sei mesi, perché possa essere posta una diagnosi di certezza".
    In base a tali definizioni emergono i concetti di cronicità-irreversibilità-progressività che sono chiari indicatori di scarsa possibilità non solo di miglioramento, ma addirittura di arresto del processo morboso.

    Considerando poi alcuni dati statistici riportati dal DSM IV si rileva che sopra i 65 anni assistiamo ad incidenza di demenze tra il 2 e il 4%. Questa percentuale aumenta con il progredire dell'età, per oltrepassare il 20% sopra gli 85 anni, assumendo così i caratteri di una malattia età-correlata.

    D'altra parte tutti sappiamo che con l'invecchiamento l'organismo umano vede rallentarsi tutte le sue capacità fisiche e psichiche, rallentamento che nelle età più avanzate ed estreme raggiunge la perdita delle capacità di autonomia, nella stragrande maggioranza per compromissione cognitiva di tipo demenziale: si figura allora uno stato patologico grave ed età dipendente.

    Questa età-dipendenza è ineluttabile: attualmente possiamo ottenere un allungamento anche notevole della vita umana, ma non possiamo evitare l'insorgenza e la progressione di sindromi demenziali.

    Pertanto i confini entro cui collochiamo le demenze ci devono fare riflettere: da un lato abbiamo elementi patologici per ora sconosciuti e non aggredibili che colpiscono organismi non ancora vecchi, dall'altro abbiamo una condizione morbosa legata all'età, quasi totalmente inevitabile.

    In questo ampio ventaglio dobbiamo poi inserire le difficoltà esistenti per stabilire una esatta diagnosi, difficoltà che hanno una notevole ricaduta sulle terapie e sulla strategia del trattamento socio-familiare. In via teorica può accadere che alcune forme di demenza possano essere erroneamente inquadrate e di conseguenza non correttamente trattate.
    A questo riguardo è utile ricordare che controlli autoptici hanno dimostrato che il margine di errore nella forma di Alzheimer può raggiungere il 30%.

    Si impone quindi la necessità di ricorrere e di disporre di strumenti idonei per una chiarificazione diagnostica, in modo particolare nelle fasi iniziali.

    Utili sono le varie batterie di tests finalizzati a delineare il quadro dei disturbi comportamentali, ma tuttavia al momento non disponiamo di markers psicologici in grado di produrre una specificità diagnostica.

    In pratica può accadere che comportamenti tra loro assimilabili rispondano invece a patologie diversificate.

    Sappiamo infatti che il substrato fisiopatologico di tali evenienze ci viene fornito dai concetti relativi alla neuro trasmissione ed alla patologia sinaptiale e recettoriale.

    Questi elementi ci inducono a ricercare una chiarificazione quanto più precisa possibile e suggeriscono l'opportunità di disporre di un protocollo diagnostico strumentale.

    E' su tale protocollo che potrebbe essere indirizzata l'attenzione dell'A.I.M.A. e di tutti coloro che vogliono offrire il loro prezioso contributo. 


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