MENSILE DELL'AIMA
anno 1° nov. -dic. 98 n.8-9
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Tuttavia siamo così esperti nell'attuarlo che raramente, nella
vita di ogni giorno, ci rendiamo conto di tale complessità e solo
quando ci troviamo di fronte a condizioni particolarmente difficili, come
può essere la comunicazione con persone con deficit delle capacità
cognitive e relazionali come nell'Alzheimer, siamo costretti a non considerare
più il comportamento interpersonale, fra cui la comunicazione, come
un fatto automatico.
Pensiamo subito al pianto, poi al sorriso, al contatto corporeo, per arrivare infine al linguaggio, raggiunto nella sua forma completa attraverso una infinita serie di prove ed errori. Risulta evidente che la comunicazione interpersonale non si attua solo per mezzo delle parole, ma anche tramite intonazioni vocali e componenti visive manifestate sia dall'espressione facciale che dall'espressione corporea in generale, dai movimenti, dai colori che la pelle può assumere in presenza di varie emozioni, oltre che dagli odori che il corpo può emanare, dall'abbigliamento usato, ecc.. Tutto si inserisce in regole che fanno parte e del corredo genetico della specie umana e di corredi culturali che danno forma e logica fin dalla nascita al nostro bagaglio personale di conoscenza del mondo. Ma a quale alterazione di regole della comunicazione, costruite anche attraverso la libera scelta di situazioni di vita come nella coppia oltre che tramite legami naturali di parentela, si trova di fronte chi improvvisamente si trova coinvolto nella malattia di Alzheimer di un congiunto? Quale risposta condivisibile a quelle che all'inizio sembrano solo distrazioni e dimenticanze; ai cambiamenti di umore "senza ragione" con passaggi improvvisi dalla calma alle lacrime o alla rabbia? Ai cambiamenti della personalità del malato, che può diventare rapidamente confuso, diffidente e timoroso, alla sua perdita di interesse verso i lavori domestici, le attività professionali e gli obblighi sociali e ad una passività che necessita di consigli ed esortazioni continue? Ed è da questo "vuoto" di comunicazione e di relazione interpersonale che si instaura nella coppia malato-familiare, con tutte le implicazioni emotive, cognitive, corporee e relazionali che da esso derivano, che può figliare quel "vuoto" di comunicazione sociale che ci sembra accomuni le famiglie toccate da questa malattia. Questo "vuoto" siamo interessati a conoscere, a riconoscere e a colmare.
Oltre il silenzio Oltre il silenzio,
Antonella Cagnolini
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