VARESE
di Maria Pia Lodolini




 
 
 
 

Progetto 
in famiglia
SERVICE DEL RATARACT 
AI MALATI DI ALZHEIMER
 

La sezione varesina dell’AIMA (Associazione Italiana Malattia di Alzheimer) e i ragazzi del Rotaract Varese Verbano saranno coinvolti per il 1999-2000 in un pregevole service di volontariato presso l’Istituto Geriatrico F.lli Molina di Varese rivolto all’assistenza a 20 pazienti Alzheimer ricoverati al Nucleo Alzheimer (N.A.) istituito dalla Regione Lombardia e a 10 malati Alzheimer ospiti del Centro Diurno Riabilitativo (C.D.R.) dedicato al recupero di forme lievi e iniziali di demenza.
Il Service consiste nella frequenza biset-timanale per un anno al N.A. e al C.D.R. da parte di giovani di 18-30 anni - studenti o lavoratori - preventivamente preparati e periodicamente seguiti da uno psicologo e da un neurologo, che integra l’intervento degli infermieri, degli animatori e dei riabilitatori, per migliorare la qualità della vita e conser-vare la dignità della persona demente, che spesso ha perso identità ed autonomia.
“Vorrei averti come nipote” e “Aspetto il momento per andare dalle ragazze” sono le dichiarazioni istintive spontaneamente fornite dagli ammalati.
“Non facciamo beneficenza ma esprimiamo solidarietà” e “La mia personalità esce arricchita da questa esperienza traumatiz-zante” sono le affermazioni meditate, criti-camente formulate dai giovani Rotaractiani.

La diagnosi “Malattia di Alzheimer”, che spesso definisce una sintoma-tologia presente da mesi nel malato,
spalanca una porta attraverso la quale la famiglia entra nel mondo dell’assistenza. 
La famiglia si trova a dover affrontare la gestione di un malato le cui necessità si modificano continuamente.
Nasce l’esigenza di riorganizzarsi e so-prattutto di ridefinire i ruoli. 
Il benessere del malato spesso dipende dalla stabilità della famiglia che deve trovare un equilibrio che le permetta di affrontare i momenti di crisi.
L’AIMA di Varese ha accolto le richieste dei suoi iscritti proponendo il “Progetto in Famiglia” condotto dalla dott.ssa Roberta Gerola, laureata in pedagogia, e dalla infermiera professionale Viviana Marinello.
Il progetto si propone vari obiettivi:

· rassicurare la famiglia riguardo al piano assistenziale in atto, dando consigli per ottimizzarlo;
· accrescere l’atostima del caregiver principale;
· dare informazioni sull’evolversi della malattia e sulla gestione delle situazioni di crisi;
· raccogliere informazioni sullo status del malato;
· controllare l’adeguatezza dell’ambiente di vita;
· verificare il rapporto della famiglia con le istituzioni.

Il malato è una persona in uno stato di sofferenza e come tale va considerato nella sua realtà familiare. Intervenendo sull’ambiente emotivo che circonda il malato si possono ottenere notevoli risultati.
L’AIMA ha voluto affidare il progetto ad 

 

una pedagogista a sostegno del principio che la famiglia è protagonista del benessere del malato.
Lo schema base degli incontri presuppone una parte iniziale di analisi della giornata del paziente cui segue un approfondimento della realtà della famiglia, dei suoi problemi, delle sue possibilità. Si cerca di tradurre in pratica le indicazioni assistenziali rivolte alla cura del malato, ma soprattutto le risorse della famiglia.
Nonostante il “Progetto in famiglia” sia recente (infatti ha avuto inizio nell’ottobre ‘99) un dato è già emerso, ovvero la capacità di ogni caregiver di trovare soluzioni inno-vative per ogni problema, adattando i vari ausili, la terapia occupazionale, la sommi-nistrazione della terapia farmacologica al proprio malato, dimostrando un’attenzione e una sensibilità encomiabili.