VARESE |
SERVICE DEL RATARACT
AI MALATI DI ALZHEIMER La sezione varesina dell’AIMA (Associazione Italiana Malattia
di Alzheimer) e i ragazzi del Rotaract Varese Verbano saranno coinvolti
per il 1999-2000 in un pregevole service di volontariato presso l’Istituto
Geriatrico F.lli Molina di Varese rivolto all’assistenza a 20 pazienti
Alzheimer ricoverati al Nucleo Alzheimer (N.A.) istituito dalla Regione
Lombardia e a 10 malati Alzheimer ospiti del Centro Diurno Riabilitativo
(C.D.R.) dedicato al recupero di forme lievi e iniziali di demenza.
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| La diagnosi “Malattia
di Alzheimer”, che spesso definisce una sintoma-tologia presente da mesi
nel malato,
spalanca una porta attraverso la quale la famiglia entra nel mondo dell’assistenza. La famiglia si trova a dover affrontare la gestione di un malato le cui necessità si modificano continuamente. Nasce l’esigenza di riorganizzarsi e so-prattutto di ridefinire i ruoli. Il benessere del malato spesso dipende dalla stabilità della famiglia che deve trovare un equilibrio che le permetta di affrontare i momenti di crisi. L’AIMA di Varese ha accolto le richieste dei suoi iscritti proponendo il “Progetto in Famiglia” condotto dalla dott.ssa Roberta Gerola, laureata in pedagogia, e dalla infermiera professionale Viviana Marinello. Il progetto si propone vari obiettivi: |
· rassicurare la famiglia riguardo al piano assistenziale in atto, dando consigli per ottimizzarlo; · accrescere l’atostima del caregiver principale; · dare informazioni sull’evolversi della malattia e sulla gestione delle situazioni di crisi; · raccogliere informazioni sullo status del malato; · controllare l’adeguatezza dell’ambiente di vita; · verificare il rapporto della famiglia con le istituzioni. Il malato è una persona in uno stato di sofferenza e come tale
va considerato nella sua realtà familiare. Intervenendo sull’ambiente
emotivo che circonda il malato si possono ottenere notevoli risultati.
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una pedagogista a sostegno del principio che la famiglia è protagonista
del benessere del malato.
Lo schema base degli incontri presuppone una parte iniziale di analisi della giornata del paziente cui segue un approfondimento della realtà della famiglia, dei suoi problemi, delle sue possibilità. Si cerca di tradurre in pratica le indicazioni assistenziali rivolte alla cura del malato, ma soprattutto le risorse della famiglia. Nonostante il “Progetto in famiglia” sia recente (infatti ha avuto inizio nell’ottobre ‘99) un dato è già emerso, ovvero la capacità di ogni caregiver di trovare soluzioni inno-vative per ogni problema, adattando i vari ausili, la terapia occupazionale, la sommi-nistrazione della terapia farmacologica al proprio malato, dimostrando un’attenzione e una sensibilità encomiabili. |