|
Antonella Notarelli Le demenze
|
| Dopo la Malattia
di Alzheimer e la demenza vascolare, le demenze degenerative di tipo non-Alzheimer
rappresentano circa un terzo di tutte le forme di demenza. Tra queste,
quelle più frequenti ad esordio precoce sono le cosìddette
demenze fronto-temporali. Oggi queste entità corrispondono alla
descrizione di vari quadri clinici; quelli più studiati sono: la
malattia di Pick, la degenerazione fronto-temporale e la degenerazione
del lobo frontale associata alla malattia del neurone di moto (sclerosi
laterale amiotrofica).
Tutte queste entità istopatologiche hanno in comune il fatto di essere caratterizzate, all’interno del quadro clinico, da significativi cambiamenti del comportamento in generale, della condotta sociale, della personalità e da precoci disturbi del linguaggio. La malattia di Pick può comparire tra i 40 e gli 80 anni ma più frequentemente l’esordio è presenile e con una lieve maggiore frequenza nel sesso femminile. Da un punto di vista anatomopatologico è presente una discreta atrofia dei lobi frontali e temporali associata alla presenza, visibile a livello microscopico, di inclusioni intraneuronali dette “corpi di Pick”. In base alla localizzazione della degenerazione neuronale corticale, si possono osservare differenti quadri clinici Se l’atrofia è prevalentemente frontale possiamo avere: - una sindrome apatica: disinteresse, abulia, mutismo; - una sindrome disinibitoria: agitazione psicomotoria, ipersessualità; - una sindrome ossessivo-compulsiva: ripetizione di parole e gesti (rituali mentali e motori),ansia generalizzata e angoscia panica. Se invece l’atrofia è prevalentemente temporale, può comparire
una sindrome di Kluver-Bucy: tendenza ad esplorare per via orale oggetti
anche non edibili, irresistibile impulso a prestare attenzione e a reagire
ad ogni stimolo visivo, perdita comportamen-tale delle risposte di aggressività
e di paura, ipersessualità.
|
Antonella Notarelli
Per quanto sia difficile poter fare una diagnosi precoce e differenziale
tra queste malattie, è necessario considerare l’opportunità
di eseguire test neuropsicologici mirati per lo studio del lobo frontale
associati allo studio delle immagini strutturali (RMN) e funzionali (PET
– SPECT) dell’encefalo. Nel 1994 un gruppo di ricercatori di Lund e Manchester
ha pubblicato i criteri clinici e neuropatologici necessari per porre la
diagnosi di Demenza Fronto-Temporale. Nel l997 l’European Concerted Action
on Pick’s Disease Consortium, ha stabilito quali sono i criteri per la
diagnosi di malattia di Pick. Nonostante siano abbastanza chiari i confini
clinici e istopatologici di queste varie entità, esistono ancora
numerose descrizioni zioni cliniche, singole o di serie, che pur non avendo
le tipiche caratteristche dell’una o dell’altra malattia, potrebbero rientrare
in questo ampio spettro-continuum neurologico che oggi alcuni autori definiscono
“Complesso Pick”. Pertanto all’interno del complesso, non troviamo soltanto
la degenerazione frontale e la demenza fronto-temporale, ma anche la afasia
lentamente progressiva, la demenza semantica e la degenerazione cortico-basale.
|
Il gene che subisce la mutazione, è responsabile della codifica della proteina TAU. Fino ad oggi, le forme di mutazione identificate in sottogruppi di famiglie studiate sono fondamentalmente tre: 1. la N279K nell’esone 10 che identifica l’as sociazione demenza + paralisi sopranu-cleare prrogressiva; 2. la P301L che identifica l’associazione demenza frontale + Parkinson; 3. la P301S che identifica l’associazione demenza frontale + Degenerazione cortico-basale. Tutte queste mutazioni hanno in comune una eccessiva fosforilazione della proteina TAU a livello dei neuroni e della glia della corteccia fronto-temporale, dei nuclei della base, dei nuclei del tronco-encefalico e della sostanza bianca. Tale iperfosforilazione è responsabile, in ultima analisi, di una riduzione della plasticità neuronale. E’ chiaro come, accanto a queste precise osservazioni, non possiamo infine dimenticare di citare le cosidette “ Taupatie” che rappresentano oggi il più recente tentativo di riunire tutte le entità nosografiche citate in questo articolo in un’ unica grande famiglia di malattie neurodegenerative ad interessamento corticale e sottocorticale, responsabili di quadri di demenza. Bibliografia
|