lo Psicologo
MARIA GRAZIA FROSALI 
 
A PROPOSITO DI AUTO-AIUTO
I gruppi di auto-aiuto sono gruppi ristretti di persone che condividono condizioni, situazioni, disagi od esperienze comuni e che, incontrandosi con lo scopo di scambiarsi aiuto nel trattare i loro problemi, sono al contempo fruitori e prestatori di cure.
Già alla fine degli anni ‘70 Levy indicò le cinque condizioni necessarie perchè un gruppo possa essere correttamente definito ”gruppo di auto-aiuto”.
1) Lo scopo esplicito e primario del gruppo è fornire aiuto e supporto ai suoi membri nel trattare i loro problemi e nel migliorare le loro capacità psicologiche e l’efficienza comportamentale.
2) La sua origine e la sanzione della sua esistenza risiede nel gruppo stesso piuttosto che dipendere da qualsiasi autorità o istituzione esterna.
3) La fonte primaria d’aiuto è affidata all’opera, alle capacità, conoscenze e interessamento degli stessi membri. I componenti del gruppo stabiliscono una relazione fra pari, cosicchè sono tutti coinvolti (interscambiabilmente) nella richiesta e nella offerta di cure e di sostegno reciproco.
4) Il gruppo è composto da membri che condividono un nucleo comune di esperienze e di problemi o una consimile situazione di disagio.
 
 






 

5) La struttura e le attività del gruppo sono sotto il controllo degli stessi membri, sebbene essi possano occasionalmente richiedere la consulenza o la supervisione di esperti esterni.
Rispetto ad esperienze simili, quali i gruppi di volontariato, i gruppi di auto-aiuto si possono distinguere in quanto caratterizzati da:
a) condivisione di una determinata condizione da parte di tutti i membri;
b) assenza di ruoli tecnici rigidi e preordinati.
Ed eccoci quindi ai giorni nostri, quelli del 2000, alla fine del famigerato Stato Assistenziale, alla fine dei soldi spesi come deciso altrove, in decenni diversi, sulla base di obiettivi e scopi oscuri, con tutto il ruolo del “carnefice” alle ottuse e rigide istutuzioni, e tutto quello della “vittima” al povero individuo salassato di tasse e privato della giusta protezione.
Ed eccoci dunque in piena “rete sociale”, integrazione di tutti con tutti, dove un “sogno di comunità” curi l’individuo e lo sostenga, senza alterare le interminabili file di auto con tutto il loro carico e scarico, i cassonetti stracolmi di veleni, l’aria nei limiti a norma di legge, la paura degli anziani e la sfiducia nei giovani, le pari opportunità e le bambine comprate nelle strade...
Ed eccoci al miracolo della scoperta dei “gruppi di auto-aiuto”, pensati ahimè!, forse un po’ troppo spesso in questi sospetti tempi di scarse finanze e dove l’interessamento delle istituzioni nei loro confronti non è privo dei rischi di:
- sopravvalutazione, caricandoli di pesi insopportabili;
- inglobamento, come succursale dei servizi inesistenti;
- gestione e controllo dall’alto, attraverso la loro creazione con personale preesistente e appositamente specializzato.