l'intervista
 

l'On . Monica Bettoni

risponde alle domande dell'A.I.M.A

a cura di Sandra Nistri

Che cosa prevede il piano sanitario nazionale rispetto alla malattia di Alzheimer, soprattutto per le questioni legate all'assistenza?

Il riferimento è nel piano sanitario per quanto riguarda la parte dedicata agli anziani dove, dopo una analisi del problema,

La senatrice Monica Bettoni, sottosegretario alla Sanità e medico, è stata l'ospite "d'onore" del convegno sul progetto Adapt/Upgrade organizzato nell'ambito della seconda edizione della rassegna "Dire & Fare: L'autonomia che funziona", che si è svolta ad Arezzo lo scorso novembre. Il convegno, coordinato dal presidente dell'Aima di Firenze Manlio Matera, ha fornito un'occasione di riflessione importante sulle politiche locali e comunitarie per i servizi alla terza età, cui hanno partecipato Carlo Melani, presidente della IV commissione del Consiglio Regionale della Toscana, Guido Sacconi, Deputato al Parlamento Europeo, il professor Dino Giuli dell'Università di Firenze, coordinatore scientifico del progetto "Upgrade" e l'Assessore alle Politiche Sociali della Regione Toscana Simone Siliani.

Con la disponibilissima senatrice Bettoni abbiamo parlato, proprio ad Arezzo, del capitolo assistenza ai malati di Alzheimer nel piano sanitario nazionale

che io ritengo anche una opportunià, dell'invecchiamento della popolazione si fa riferimento al problema delle demenze e, fra queste, a quello dell'Alzheimer, mettendo in evidenza non solo la prevalenza della malattia, che raggiunge il 3% della popolazione anziana, ma anche le ricadute sulla persona e sul familiare, che il più delle volte ha su di sè l'onere dell'assistenza al malato sulle 24 ore per molti anni. Quindi nel piano sanitario si danno dei precisi obiettivi:

1) lo sviluppo dell'assistenza domiciliare integrata, come priorità più alta, per man-tenere il più a lungo possibile l'anziano in famiglia;

2) la realizzazione di strutture residenziali o semiresidenziali, che siano in grado di farsi carico dell'assistenza a persone non auto-sufficienti con patologie gravi come la de-menza, per le situazioni o i periodi nei quali non siano disponibili le risorse familiari.

Quali sono gli stanziamenti destinati dal Governo a questo capitolo?

Ci sono nella Finanziaria di quest'anno anche le risorse per dare gambe a questi obiettivi, per interventi strutturali, nella misura di 7000 miliardi per le residenze, cui

si aggiungono 900 miliardi per strutture ospedaliere, ma non solo, delle grandi città. L'indirizzo del Governo è infatti di promuo-vere la ristrutturazione o l'adeguamento di ospedali, RSA, centri diurni, distretti socio - sanitari, etc.

Quindi anche di nuclei Alzheimer all'interno delle residenze sanitarie assisten-ziali?

Stiamo mettendo a punto un piano che consenta di dare indicazioni alle Regioni per sviluppare questa parte progettuale, che in alcune Regioni è già avanzata, per consentire di inserire, all'interno di strutture per anziani non autosufficienti, moduli dedicati alla specifica problematica dell'Alzheimer. Il nostro ruolo è quello di dare indicazioni per l'utilizzo dei finanziamenti e delle priorità, che sono quelle del completamento e della realizzazione, ove non ve ne siano, di strut-ture residenziali.

Sul capitolo della formazione degli operatori è previsto qualcosa?

 Lo sviluppo logico che nella riforma Ter si dà è che l'operatore sanitario, sia esso

medico o non medico, debba essere strut-turalmente e professionalmente formato ad attivare, per la parte di sua competenza, assistenza di qualità. Ad esempio, anche l'infermiere che opera o dentro l'ospedale o sul territorio deve avere la cultura per sapere che la cura di un malato o di una persona comunque non autosufficiente, richiede una serie di interventi volti a prevenire qualsiasi forma di aggravamento, sia fisico che cogni-tivo.

Un'ultima domanda: L'Aima dedicherà la propria sede fiorentina al professor Luigi Amaducci e so che Lei lo ha cono-sciuto. Può darci un suo ricordo del professore?

Io l'ho conosciuto come professore universitario quando studiavo Medicina e allora era considerato una persona autorevole ma, chiaramente, un po' temuto dagli studenti. L'ho incontrato di nuovo in una occasione in cui sviluppò proprio il progetto Alzheimer ed era un'altra persona: molto professionale sempre ma con una uma-nizzazione evidente del rapporto ed una grande carica e semplicità.

 

 

 

 

l'ALZHEIMER NUMERO NOVE NOVEMBRE `99