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Convegno: “Le esperienze e le prospettive europee per lo sviluppo di una welfare community” |
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| 1. Il Quadro di riferimento 1.L’analisi della situazione sociale nella nostra regione rileva la crescente difficoltà del sistema di sicurezza sociale (nelle sue componenti di politica dei servizi e di reti di solidarietà) ad adeguarsi alle emergenti e più complesse esigenze conseguenti alle evoluzioni della nostra società. Fanno da sfondo a tale contesto i processi di natura demografica che hanno da tempo profondamente alterato il rapporto tra generazioni, processi caratterizzati da: bassissime frequenze di nascite; aumento della vita media. Queste tendenze, da cui consegue un progressivo invecchiamento della popolazione, sempre più influenzeranno il quadro dei bisogni sociali. A questi si devono aggiungere altre forme di disagio sociale dovute alla crisi economica, che produce effetti tra loro concatenati, quali: la precarietà della condizione occupazionale e una inevitabile caduta del reddito familiare. I problemi di questa crescente quota di popolazione impongono un allargamento delle relazioni assistenziali: se le condizioni di salute determineranno sempre più massicci ricorsi alle strutture dei servizi, le condizioni di dipendenza coinvolgono allo stesso tempo le strutture sociali e le famiglie di appartenenza ed i bisogni di relazione rimandano direttamente alla rete dei rapporti so- | ciali e parenterali. In ogni situazione è comunque coinvolta la famiglia di appartenenza, per cui assumono grande rilievo i rapporti di convivenza. La nostra regione ha goduto e gode tuttora di una sorta di rendita che deriva da una tradizione culturale di forte solidarietà parenterale che ha ridotto, facendoli però ricadere sulle famiglie, molti degli oneri derivanti dal processo di invecchiamento. Che la solidarietà attiva nei confronti degli anziani sia un patrimonio specifico della nostra regione è elemento indubbiamente da ascriversi tra gli aspetti che caratterizzano una società civilmente evoluta. Tuttavia le istituzioni non possono scaricare sulle famiglie l’intero onere di assistenza e sostegno agli anziani, bensì devono perseguire politiche socialmente utili, per affrontare in modo organico e mirato i problemi della “terza età”, attraverso la qualificazione dei servizi pubblici ed attuando contemporaneamente, nel quadro di una programmazione pubblica concertata, la messa in valore dei servizi e del complesso delle offerte proposte dai privati (volontariato e più in generale terzo settore, famiglie organizzate, imprese). 2. Le politiche socio - assistenziali della Regione Toscana per la “Terza età” La proposta di riforma del welfare regionale contenuta nella legge quadro sull’assi-stenza sociale e negli atti di programmazione | regionale parte dunque dalla considerazione dell’articolata rilevanza dei problemi in cui devono essere collocate le politiche sociali rivolte alla terza età, volgendo l’insieme degli strumenti di intervento ai diversi target di utenza e ricercando sia la puntuale definizione dei bisogni che il superamento della frammentazione e della parzialità degli interventi. Da questa premessa si è mossa l’azione del legislatore regionale. Le politiche socio – assistenziali della Regione Toscana, prima ampiamente illustrate dall’Assessore Siliani, hanno teso in questi ultimi anni a sviluppare e rendere effettiva sul territorio l’integrazione tra l’assistenza sociale e quella sanitaria, a favorire le forme di aggregazione e socializzazione delle persone anziane, tendendo a migliorarne complessivamente la qualità della vita. Il completamento del quadro normativo con la L.R. 72/97 ed il progetto obiettivo “Tutela della salute degli anziani” approvato all’interno del piano sanitario regionale con Deliberazione del C.R. n. 41/99, ha permesso il pieno dispiegarsi delle iniziative regionali, degli enti locali, della Aziende Sanitarie e Ospedaliere in una strategia di rafforzamento della rete dei servizi socio – assistenziali per la popolazione anziana. Utile, al riguardo, sottolineare i seguenti punti: |
| le novità introdotte dalla L.R. 72/97 sul la programmazione territoriale delle politiche sociali, sulla integrazione socio -sanitaria e sulle politiche sociali integrate; aspetti innovativi del P.O. “Anziani”: sviluppo della qualità della vita nella terza età e costruzione di un modello di servizi socio – assistenziali nelle realtà rurali; programma di sviluppo dell’A.D.I. nella logica dell’integrazione tra prestazioni sociali e sanitarie, tra assistenza ospedaliera e territoriale, recuperando il ruolo centrale del distretto socio – sanitario, delineando un percorso che avrà bisogno di aggiornamenti normativi e di rafforzamento degli strumenti operativi. Nell’ambito delle problematiche correlate al “pianeta anziani”, particolare attenzione è stata dedicata dalla nostra regione all’emergenza rappresentata dall’impatto sociale della malattia di Alzheimer. Questo problema merita grande attenzione non solo per la diffusione della malattia (i casi presunti di Alzheimer sono 400.000 nel nostro paese e circa 25.000 nella Regione Toscana), ma anche per la sua gravità: il malato richiede assistenza 24 ore su 24, fin dalle prime manifestazioni della malattia, che ha un decorso che può arrivare a 10-15 anni. Dunque si tratta di un problema cronico nei confronti del quale occorre sviluppare strategie specifiche. Si è valutato che, con l’attuale tendenza dello sviluppo demografico, il numero dei casi presunti di Alzheimer raddoppierà nei prossimi 20 anni. La Regione Toscana ha attivato, già dal 1997, politiche di assistenza verso le persone anziane e adulte malate di Alzheimer, potenziando e qualificando i servizi nell’ambito dell’integrazione socio – sanitaria e avviando un progetto di sperimentazione “Alzheimer”. Il Consiglio Regionale, con deliberazione n. 311 del 13.10.98, ha previsto modalità organizzative e assistenziali specifiche (i moduli ed i nuclei Alzheimer) nei centri residenziali e diurni, prevedendo una maggiore partecipazio- | ne economica da parte del fondo sanitario, ed ha definito strumenti, criteri e procedure per la certificazione della “gravità” attinente ai disturbi del comportamento associati alla malattia di Alzheimer ed agli stati demenziali. Il Progetto Sperimentale Alzheimer, approvato formalmente dal Consiglio Regionale con delibera n. 41 del 17.2.99, all’interno del Piano Sanitario Regionale, è finalizzato alla definizione di un modello assistenziale che offra strumenti, modalità e risposte adeguate ai bisogni complessi del malato e della sua famiglia e che si inquadri organicamente nella rete territoriale dei servizi socio – sanitari integrati. Le malattie collegate all’invecchiamento, e tra queste l’Alzheimer, rappresentano una sfida per lo sviluppo di sistemi di protezione sociale. E’ un problema comune ai paesi industrializzati e pertanto richiede politiche comuni in ambito europeo. 3. Le prospettive per uno sviluppo del welfare La difesa del welfare e la promozione del benessere è sempre più vincolata alla capacità di incentivare il Fondo Regionale di Assistenza Sociale, attingendo a nuove risorse. L’esperienza provata denuncia i limiti nell’accesso ai fondi e programmi statali e comunitari caratterizzato da interventi finanziari statali parcellizzati (L 285/97) o da utilizzo di fondi comunitari con impatto troppo circoscritto e pertanto ininfluente ai fini delle politiche sociali. E’ indubbio che una rapida approvazione a livello nazionale della legge di riforma dei servizi sociali, il cui disegno risulta in perfetta coerenza con l’impianto della L.R.72/97, rappresenta un traguardo importante per il consolidamento delle politiche sociali in genere, così come appare indispensabile partecipare al nuovo corso dei Fondi Strutturali della Comunità Europea, cogliendo l’occasione di lanciare politiche sociali attive basate sull’anticipazione dei bisogni e sulla promozione dell’inserimento sociale e delle | pari opportunità per tutti. Al riguardo mi preme ricordare che il Consiglio Regionale della Toscana, con l’approvazione del Documento di Programmazione Obiettivo 2000, si candida a partecipare all’utilizzo dei Fondi Strutturali e in particolare del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR). Nell’ambito del Docup. Obiettivo 2 trova attenzione specifica, tra le altre strategie di sviluppo, un’attenta analisi della distribuzione della popolazione per classi di età, in cui viene confermato il trend riferito all’aumento dell’indice di vecchiaia nella nostra regione e si individua fra le varie linee di intervento il recupero, risanamento e ristrutturazione di fabbricati d’interesse architettonico - urbanistico da destinare a utilizzo sociale. Fra le destinazioni d’uso individuate nel progetto Obiettivo 2 sono comprese anche le residenze per anziani. L’indirizzamento di risorse regionali, nazionali ed europee per la risoluzione dei problemi connessi all’invecchiamento della popolazione assurge dunque ad obiettivo prioritario. Occorre infatti realizzare azioni volte a sollecitare la percezione del bisogno da parte di tutti i soggetti del corpo sociale, pubblici, privati e professionisti. E’ indubbio che i soggetti pubblici dovranno dotarsi di strumenti di valutazione e verifica per garantire il buon esito dei progetti. Questa è la strada obbligata, che può portare anche all’acquisizione di risorse dall’UE, risorse che saranno sempre più disponibili su temi come l’invecchiamento, l’innovazione, o su problemi strutturali, come l’adeguamento del mondo del lavoro ai nuovi bisogni. 4. Conclusioni Credo che l’impegno che oggi possiamo assumere è quello di attuare azioni concrete volte a realizzare adeguate sinergie fra il livello locale, regionale, nazionale e comunitario, onde consentire una reale riforma del welfare, determinando condizioni per la ridefinizione del rapporto cittadino - istituzioni e per la crescita di una cittadinanza sociale attiva in un contesto di pari opportunità. |