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Istituto Geriatrico Piero
Redaelli Vimodrone (Milano) -
Amministrazione delle II.PP.A.B.
(ex ECA) di Milano
P. Scalisi, S. Sacco,
G. Casale.
PREMESSA
La Regione Lombardia sulla scorta
del modello USA delle Special Care Unit (SCU) ha elaborato il Progetto
Alzheimer. Nel marzo 95 sono stati attivati i primi nove Centri Regionali
Alzheimer (CRA), costituiti da un polo scientifico e da un polo assistenziale,
quest’ultimo in un Istituto di Riabilitazione Geriatrica (IDR). È
stata adottata una cartella clinica comune e l’assistenza è stata
erogata seguendo le indicazioni fornite da apposite linee guida.
AMBIENTE
Il nostro Nucleo Alzheimer è
attualmente costituito da 3 camerette a due letti, 3 camere a quattro letti,
per un totale di 18 posti letti.
Ogni camera contiene servizi
igienici e uno spazio balcone che, per poter essere utilizzato in termini
di sicurezza, necessita di adeguate modifiche.
Un ampio locale adibito a salone
è utilizzato come sala da pranzo e luogo per le diverse attività
che vengono svolte durante la giornata.
Le camere di degenza si aprono
su un corridoio, poco illuminato, che non consente un adeguato percorso
per il wandering o il pacing.
Un altro locale rappresenta
lo studio del medico e la sala degli Operatori il più delle volte
condiviso con gli utenti.
Fortunatamente nei mesi estivi,
quando il numero del Personale lo consente, è possibile accompagnare
i Pazienti nel bellissimo giardino interno alla struttura.
Per quanto riguarda il Personale
attualmente presente, è composto da:
-
numero 10 ausiliari addetti all’assistenza
-
la presenza infermieristica è
organizzata a ore e/o turni: di solito al primo turno del mattino è
presente un infermiere, mentre nel pomeriggio e durante la notte la sua
presenza viene condivisa con il reparto riabilitativo vicino e consiste
complessivamente in poche ore di presenza effettiva.
-
la figura dei terapisti della riabilitazione,
soltanto dal mese di gennaio di questo anno, è di tre ore al giorno
(escluso sabato e domenica), visto che un ‘ora viene investita per il Nucleo
Alzheimer RSA
-
la figura medica è garantita
nella fascia del mattino e per le emergenze nelle 24 ore
Tali dotazioni, pur rappresentando
un miglioramento rispetto agli standard IDR, sembrano insufficienti per
conseguire quel clima assistenziale descritto nel Piano Regionale Alzheimer
Nonostante ciò, convinti
dall’esperienza che qualcosa si possa fare, che molto si può ottenere
e tutto si può migliorare, si è cercato di lavorare sull’èquipe
assistenziale per
affinare una competenza professionale
sempre più adeguata.
SCOPO DELLO STUDIO
Lo scopo del nostro lavoro è:
-
descrivere le caratteristiche e
definire la tipologia dei pazienti ricoverati nel CRA
-
valutare le modificazioni dei disturbi
cognitivi, comportamentali e funzionali nel corso del ricovero.
Casistica e metodi
Lo studio è stato condotto
su un campione di 163 pazienti (86% donne e 14% uomini) ricoverati dal
1° Luglio 1995 al 31 Aprile 1997 presso il CRA dell’Istituto Geriatrico
P. Redaelli di Vimodrone.
All'ammissione al CRA ogni paziente
è stato sottoposto a:
1) anamnesi clinica e neuropsicologica;
2) esame obiettivo clinico e
funzionale;
3) accertamenti ematochimici
compresa la funzionalità tiroidea, il dosaggio dei folati e cobalamina
plasmatica ed altri esami strumentali (ECG, Rx, TC).
Le valutazioni eseguite all’ingresso
e alla dimissione comprendono: Mini Mental State Examination (MMSE), Relative
Stress Scale (RSS), Clinical Dementia Rating (CDR), Neuropsychiatric Inventory
(NPI), Barthel Index (BI), Bedford Alzheimer Nursing Severity Scale (BANSS),
Indice di comorbilità (CIRS).
La diagnosi di demenza è
stata fatta secondo i criteri DMS IV; NINCDS-ADRDA; NINCDS-ARIEN; ICD-10.
Risultati
Le caratteristiche del campione
sono illustrate nella tabella 1 e possono essere schematizzate nel modo
seguente :
-
Provenienza: 42% dalla famiglia;
21% dall’Ospedale; 18% dall’UVG territoriale; 12 dall’IDR; 7% dal medico
di base; 4% altro.
-
Motivo del ricovero: definizione
diagnostica (72%); gestione dei disturbi del comportamento (76%); gestione
delle patologie associate (48%); sollievo dei familiari o del caregiver
principale (54%).
-
Tipo di diagnosi: prima
diagnosi (59%); conferma diagnostica (13% ); follow-up (28%).
-
Diagnosi di demenza: confermata
in 150 casi (92%) ed esclusa in 13 (8%).
-
Tipo di demenza: illustrata
nella figura 1;
-
Disturbi del comportamento:
marcata riduzione (vedi fig. 2-3);
-
Cognitività e stato funzionale:
stazionarietà;
-
Correlazioni statistiche:
assenza di sensibili differenze nell'età, anni di scolarità,
gravità della demenza, durata della demenza, cognitività,
stato funzionale, eventi clinici avversi, cadute e comorbilità in
relazione al tipo di demenza (tabella 2). Presenza di una correlazione
lineare tra gravità della demenza (CDR) e cognitività (MMSE),
irritabilità e stato funzionale (BI, BANSS);
-
Uso di psicofarmaci: la
maggior parte dei pazienti (78%) assumevano all’ingresso nel CRA cocktail
farmacologici dei più fantasiosi, non supportati da un razionale
clinico. Alla dimissione è stato possibile sospendere nella quasi
totalità dei casi la somministrazione di psicofarmaci;
-
Esito del ricovero: rientro
a domicilio 49%; ricovero in struttura protetta 38%; exitus 7%; dimissione
volontaria 4%; trasferimento in Ospedale 2%.
-
Istituzionalizzazione : La
gravità della demenza, il tipo e la severità dei disturbi
comportamentali, il grado di autonomia funzionale non appaiono sensibilmente
diversi tra i clienti che rientrano a domicilio e quelli che vengono ricoverati
in RSA. È probabile quindi che il rientro a domicilio del soggetto
con demenza sia associato più alla disponibilità del caregiver
a continuare ad assisterlo piuttosto che alle caratteristiche clinico-comportamentali
della demenza.
considerazioni conclusive
e problemi aperti
A distanza di due anni dall’attivazione del nostro Centro Regionale
Alzheimer possiamo trarre le seguenti considerazioni:
-
Nella rete dei Servizi Sanitari e Assistenziali della Regione Lombardia
il CRA svolge un ruolo fondamentale ed insostituibile nella valutazione
psicogeriatrica e nell’inquadramento diagnostico del soggetto anziano con
demenza. In particolare il CRA, per la "assenza del polo scientifico",
ha assunto un ruolo "non previsto" nella formulazione sia della prima diagnosi
(59% dei casi) sia di esclusione della diagnosi di demenza (8% dei casi).
Il CRA ha quindi dimostrato che non è solo un "nodo" di integrazione
tra rete sanitaria e rete assistenziale della Regione Lombardia, ma anche
un "centro" di elevata specializzazione sanitaria ;
-
La metodologia del CRA è risultata efficace nella gestione dei
disturbi comportamentali. L’approccio riabilitativo di tipo "protesico"
alla cura della demenza ha permesso infatti di diminuire la gravità
del comportamento disturbante, il ricorso agli psicofarmaci e alla contenzione
fisica.
Questi dati vanno interpretati con cautela perché, in accordo
con la letteratura, esiste un ampio dibattito sui metodi da seguire nel
valutare questo aspetto della demenza (2,3). Molte delle scale di valutazione,
ad esempio, appaiono poco sensibili nel cogliere la variabilità
e la ricchezza delle modificazioni clinico-comportamentali manifestate
dal paziente demente nella vita quotidiana (2,3).
-
Appare assai difficile valutare la qualità della vita percepita
dal paziente ricoverato nel CRA, per la difficoltà che ha il paziente
ad esprimere un giudizio sulla propria condizione. La nostra impressione
è che il clima assistenziale percepibile nel CRA, rispetto, ad esempio,
ad altri "luoghi" di cura e assistenza possa favorire un miglioramento
della qualità della vita.
Esistono metodi di valutazione della qualità di vita del caregiver
principale, prima e durante il ricovero del proprio familiare, (vedi Relative
Stress Scale e altre). Nella nostra esperienza si è ritenuto opportuno
non continuare questo tipo di rilevazione, perché si è ripetutamente
osservato come le risposte del caregiver all’ingresso e alla dimissione
fossero "amplificate, e non correlabili" rispetto al reale carico assistenziale
valutato all’ingresso e nel corso della degenza.
-
L’équipe di lavoro, nonostante qualche caso di burn-out, giudica
complessivamente utile e formativa l’esperienza professionale all’interno
del Nucleo Alzheimer. Ogni componente dell’équipe, nel personale
coinvolgimento, ha dovuto adattare il proprio operato alle esigenze particolari
di questo tipo di cliente, ha dovuto, cioè, aggiungere alla competenza
professionale "tradizionale" una relazione empatica con il
paziente, di nuovo tipo, molto più articolata, per nulla semplice
e, alle volte, addirittura troppo coinvolgente. Al caregiver, ad esempio,
è stato richiesto di integrare la comunicazione verbale, spesso
carente e poco comprensibile, con un approccio mediato sulle emozioni e
sui comportamenti. L’assistenza al paziente demente con disturbi comportamentali
richiede all’operatore una capacità di "insight" non indifferente
nel tradurre e nel rispondere in forma appropriata ed adeguata ai bisogni
del cliente, evitando nello stesso tempo l’innesco di conflitti e comportamenti
lesivi auto- e/o eterodiretti. Quanto descritto è avvenuto in modo
graduale attraverso un processo di coinvolgimento basato sulla motivazione
all’assistenza personalizzata a questo tipo di cliente. Per raggiungere
questi risultati è stato necessario adottare una metodologia di
lavoro e di supporto al graduale processo di apprendimento (non sempre
progressivo) seguendo un percorso di formazione continuo basato su:
-
UVG a cadenza settimanale per la stesura dei piani assistenziali individualizzati,
per la verifica degli obiettivi conseguiti, per la programmazione futura
e per la discussione collettiva di situazioni assistenziali particolari
che mettono in luce il comportamento non adeguato dei singoli operatori
-
incontri di circa dieci minuti al mattino da parte dell’intera équipe
di lavoro per concordare il programma delle attività evitando sovrapposizioni,
ripetizioni, eccessi o carenze di stimolazioni o smarrimenti vissuti dagli
stessi operatori;
-
incontri di gruppo, quando possibile, ogni volta che le circostanze
lo richiedono (profondo disagio da parte di un componente dell’équipe
; situazioni di esplosione emotiva e comportamentale da parte di
un paziente ; ecc.) ;
-
incontri trimestrali con gli altri operatori della rete sub-regionale
;
-
incontri di preparazione agli incontri della rete sub-regionale ;
-
coinvolgimento delle diverse figure nella preparazione di corsi di formazione
che si discostano dalla impostazione di tipo accademico per favorire una
didattica più coinvolgente e redditizia. Obiettivo, quest’ultimo,
che ci siamo riproposti, preparando un corso di formazione per ausiliari
socio assistenziali e infermieri professionali, che privilegia l’assistenza
mediata dai gesti e dai comportamenti rispetto all’assistenza "parlata"
ma non comunicativa.
bibliografia
-
Zanetti O., Bianchetti A., Trabucchi M. (1995) Linee Guida per l’assistenza
al paziente demente nei Nuclei Alzheimer delle Residenze sanitarie Assistenziali.
Regione Lombardia
-
Sloane Pd, Lindeman DA, Phillips C, Moritz DJ, Koch G (1995): Evaluating
Alzheimer’s special Care Units: Reviewing the Evidence and Identifying
Potential source of study Bias. Gerontologist, 35: 103-111.
-
Finkel S.I. (1996) Behavioral and psychological signs and symptoms of
dementia: implications for research and treatment. International Psychogeriatrics
Vol.8 Suppl. 1-3
tabella 1 - Caratteristiche del campione
(163 obs)
|
Media
|
C.L. -95%
|
C.L.+95%
|
Mediana
|
Min
|
Max
|
| Età |
79,5
|
77,9
|
81,1
|
81
|
52
|
92
|
| Scolarità
(anni) |
5,77
|
5,12
|
6,42
|
5
|
0
|
18
|
| Durata
demenza (mesi) |
43,1
|
35,9
|
50,3
|
36
|
0
|
168
|
| Durata
degenza (giorni) |
75,2
|
67,1
|
83,3
|
78
|
4
|
256
|
| CDR ingresso |
2,8
|
2,6
|
3,0
|
3
|
0
|
5
|
| CDR dimissione |
2,7
|
2,5
|
3,0
|
3
|
0
|
5
|
| MMS ingresso |
6,1
|
4,4
|
7,9
|
0
|
0
|
29
|
| MMS dimissione |
7,0
|
5,2
|
8,8
|
4
|
0
|
28
|
| NPI ingresso |
40,2
|
36,6
|
43,8
|
36
|
14
|
92
|
| NPI dimissione |
10
|
8,1
|
11,8
|
9
|
0
|
39
|
| BI ingresso |
48,7
|
42,4
|
54,9
|
46
|
0
|
90
|
| BI dimissione |
54,3
|
47,5
|
61,1
|
55
|
0
|
100
|
| BANSS
ingresso |
15,2
|
14,0
|
16,4
|
14
|
0
|
27
|
| BANSS
dimissione |
13,3
|
12,0
|
14,6
|
14
|
0
|
26
|
| Comorbilità
CIRS |
1,3
|
1,2
|
1,4
|
1,3
|
0,8
|
2,6
|
| N°
Eventi clinici avversi |
0,5
|
0,2
|
0,7
|
0
|
0
|
9
|
TABELLA 2 -COMORBILITÀ
(CIRS), EVENTI CLINICI AVVERSI (ECA), CADUTE, BARTHEL INDEX (BI), BEDFORD
ALZHEIMER NURSING SEVERITY SCALE (BANSS) IN RELAZIONE AL TIPO DI DEMENZA
(MEAN ±
STD.DV.)
| Demenza |
CIRS
|
ECA
|
Cadute
|
B. I. ing
|
B.I. dim
|
BANSS ing
|
BANSS dim
|
| Alzheimer |
1,2±
0,2
|
0,6±
1,4
|
0,8±
1,4
|
43,4±
29,1
|
48,2±
30,4
|
16,6±
4,9
|
15,6±
5,7
|
| Vascolare |
1,4±
0,2
|
0,3±
0,4
|
0,5±
1,1
|
48,0±
29,4
|
57,3±
31,8
|
14,2±
6,9
|
10,5±
5,7
|
| Mista |
1,5±
0,2
|
0,3±
0,6
|
0,6±
1,6
|
56,8±
33,0
|
57,6±
32,5
|
13,5±
6,1
|
13,1±
6,3
|
| Altre |
1,3±
0,2
|
0,5±
1,1
|
0,7±
1,3
|
62.8±
26,8
|
69,1±
35,0
|
12,6±
4,4
|
9,2±
4,9
|
| All
Group |
1,3±
0,2
|
1,3±
1,5
|
1,6±
3,4
|
48,7±
29,5
|
54,3±
32,1
|
15,2±
5,5
|
13,3±
6,2
|
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